Esploratori dell'abisso

Esploratori dell'abisso
Niño era stato fin da piccolo non solo una seccatura a causa delle sue continue richieste e accuse, ma anche una persona difficile da capire e da amare, addirittura una spina nel fianco. Non stupiamoci quindi che l’anziano padre non sia eccessivamente preoccupato per l’operazione chirurgica alla quale Niño ormai sessantenne dovrà sottoporsi e che lui, come sempre, dovrà gentilmente sponsorizzare. È solo l’ultimo di una lista di prestiti iniziati anni prima, quando Niño si era messo in testa di fare assurdi reportage fotografici (senza avere nessun talento artistico) sulla vita dopo la morte. Era stato proprio uno di questi reportage ad unire padre e figlio (il primo col ruolo di sponsor più economico che morale) in una spedizione sulle cime del vulcano Licanbur, nella frontiera tra Cile e Bolivia, dove si trovava il lago in cui secondo la leggenda, andavano a finire le anime di tutti i morti del mondo... A Luc le platee vuote erano piaciute da sempre: si immaginava a recitare in un teatro, davanti a una platea rigorosamente senza un’anima, forse perché la gente in sé lo terrorizzava a morte. La sua timidezza congenita non si era affievolita dopo l’adolescenza, anzi. All’età di quarant’anni, impiegato discreto e silenzioso delle poste, Luc è ancora così, spaventato dal mondo esterno, senza amici né amanti, e senza nessuna aspirazione nella vita. E non pensiamo che il suo mondo interiore sia molto più interessante: Luc non si è mai innamorato, non ama il cinema, non viaggia, non parla con nessuno e tutti i suoi vestiti sono grigi. Immaginiamoci quindi il suo stupore quando, ancora in convalescenza dopo una delicata operazione, riceve la notizia di aver vinto un viaggio a Stoccolma grazie ad un improbabile sorteggio parrocchiale... Certamente la famosa artista Sophie Calle rimarrebbe molto sorpresa nel sapere che a pochi metri da lei, nello stesso quartiere Malakoff, si trova la sua migliore (e forse unica) sosia ed imitatrice, Rita Malú. Certo la somiglianza tra le due è un dato di fatto, anche se Rita è di qualche centimetro più alta, cosa che l’aveva infastidita fin da quando si era resa conto di somigliare tanto a quell’artista mondiale che curiosamente era nata a Parigi, proprio come lei. Dal primo momento Rita decise di imitare Sophie Calle, tanto nell’aspetto fisico (si pettinava e vestiva come lei) quanto nel suo essere artista, cercando così di “riempire il vuoto della sua vita”. Ma un vuoto così grande non è facile da riempire, tant’e che il primo gennaio del 2006, Rita decide di aprire un’agenzia investigativa. È grande la sua sorpresa quando riceve la visita di una strana cliente alla ricerca del suo ex marito, uno scrittore giovane e famoso, che era sparito senza lasciare traccia in un’isoletta sperduta delle Azzorre. La donna è sicuramente pazza, perchè lo scrittore in questione vive ormai da tempo su quell’isola, che per altro appare in molti suoi libri. Ciò nonostante, Rita decide di partire alla sua ricerca...
Esploratori dell’abisso è un libro chiave per tutti gli amanti di Enrique Vila-Matas. Rivediamo qui infatti l’eterno e sempre affascinante mescolarsi tra letteratura e vita, un contrasto che non viene mai risolto totalmente e che lascia nel lettore quella sorta di malinconia alla quale lo scrittore barcellonese ci ha abituati. Difficile riassumere la trama di molte di questi racconti solo apparentemente disconnessi ma che girano tutti intorno allo stesso tema, tant’è che più che storie, potremmo definirle come digressioni, diversi aspetti tesi a delineare un qualcosa che appare, ora più che mai, sfuggente.Questi diciotto racconti (più un epilogo) sono stati scritti dopo Dottor Pasavento, romanzo che segnò la fine di una tappa nella produzione letteraria di Vila-Matas, ed in seguito ad un’esperienza in ospedale, con l’intenzione di “offrire un ponte al lettore” per poter attraversare l’abisso, tema caro al nostro, che già appariva nel precedente Bartleby e compagnia. I protagonisti sono infatti una serie di personaggi intenti ad investigare l’abisso, un concetto indefinito che può essere la morte, ma anche la propria solitudine o pazzia. Tutti esploratori, appunto, anche l’autore si riserva il vezzo di introdurre un falso esploratore, un personaggio che non è quello che vuol farci credere. Racconti sospesi nel limite tra la realtà e il sogno, come sempre buona letteratura. 

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