Essere e tempo

Essere e tempo
La ricerca intorno al senso dell’essere non può che prescindere da una definizione preliminare dell’essere stesso. E l’ansia di conoscenza nell’uomo non è separabile dal suo fare, dalle sue possibilità. Perché il mondo non è qualcosa di accidentale, ma struttura fondamentale dell’esistenza, fatta di intenzionalità e di trascendenza. E poiché la realtà degli oggetti che ci circondano consiste nella loro utilizzabilità, ne deriva che il nostro essere nel mondo divenga necessariamente un prendersi cura delle cose. Apertura all’ambiente circostante, ma anche comprensione di esso e della nostra condizione di esseri immersi e dispersi nelle cose, alienati nella pratica asettica di un lavoro, rapiti da progetti e compiti che rinviano sempre ad un futuro non ancora realizzato. La quotidianità e la banalità che ne derivano trovano nella quiete una sicurezza non immune da un senso di vuoto e d’insoddisfazione, che sembrano precludere all’apertura verso una forma di vita più autentica… 
Essere e tempo costituisce l’opera principale attraverso la quale si dispiega tutta la speculazione filosofica del più significativo rappresentante dell’esistenzialismo tedesco. Concepito durante il periodo d’insegnamento presso l’Università di Marburgo, contrassegnato dall’intensa relazione sentimentale con la giovane allieva Hannah Arendt, il testo vide la luce nel 1927 e fu dedicato al pensiero di Husserl. Il libro risente della profonda crisi economica e sociale in cui versa la Repubblica di Weimar e del conseguente disagio esistenziale che ne ammorba il clima culturale. La caduta di ogni forma di certezza provoca nello stato d’animo di Martin Heidegger (1889-1976) una pesante angoscia che di lì a poco preluderà alla sorprendente adesione all’ideologia nazionalsocialista. Ecco spiegato il motivo per il quale questa è unanimemente considerata un’opera fondamentale per comprendere le radici culturali, le intenzioni, l’efficacia e l’eco delle idee di un grande pensatore che ha influenzato lo sviluppo del dibattito filosofico, occupando una posizione di rilievo nell’articolato contesto intellettuale del secolo scorso.

 

 

 
 
 
 
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