Est, Ovest

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EST. Miss Rehana sta per entrare nel palazzo dove perderà ogni dignità: il consolato britannico. Le basterebbe un passaporto inglese per convolare a nozze con l’uomo che le è destinato da quando aveva nove anni... Ramani sta guidando il risciò, guadagna due bocconi di riso al giorno. Sempre meglio di niente. È disposto a qualsiasi cosa pur di poter ascoltare All-India Radio con un apparecchio tutto suo, anche a sottoporsi ad un intervento di vasectomia. Dopotutto sarebbe per il bene del Paese... Hashim l’usuraio ha appena trovato un pelo della barba di Maometto, potrebbe restituirlo al santuario, ma quanto è difficile per un collezionista resistere al desiderio di possedere una simile reliquia?... OVEST. Le babbucce di rubini della cugina Gale (Dorothy per gli amici) sono in vendita assieme all’intera tradizione dell’Occidente: chi offre di più? All’asta anche Yorick ed Ofelia novelli sposi, il giovane Amleto che conversa con lo spettro di se stesso e Cristoforo Colombo, playboy da strapazzo. È che quando l’est e l’ovest si incontrano si può perdere la testa, scambiare amici per marziani, tettine per tettarelle e la diplomazia va a finire che somiglia sempre più all’astronave Enterprise...

Nei nove racconti di Est, Ovest, con una scrittura visionaria e capace di raggiungere vette in cui l’immaginazione non si distingue più dal reale, Salman Rushdie riesce a fare l’impensabile: unisce due parti distanti e apparentemente inconciliabili del pianeta Terra, supera un confine invalicabile, sceglie di non scegliere e mette in discussione l’intero bagaglio culturale dell’Occidente. I racconti diventano sempre più complessi man mano che ci si avvicina alla fine del libro: dai problemi concreti sollevati nella sezione “Est”, si passa per un “Ovest” dove ogni certezza è abbattuta e alla fine si giunge in un luogo (è l’Est che si fonde con l’Ovest) in cui niente è come sembra. Il punto più alto è, forse, Il cortiere, un racconto vagamente autobiografico nel quale un giovane indiano emigrato a Londra si interroga sulle proprie radici: dove sono? Ancora nelle profondità della terra d’origine o stanno crescendo già nel sottosuolo britannico? E dove potranno svilupparsi in modo migliore? Attorno al collo il ragazzo sente due funi che stringono, una tira a ponente e l’altra a levante. Dopo I versi satanici l’imprevedibile Rushdie torna a scrivere di migranti e a stupire con le sue trovate (avete mai pensato a Cristoforo Colombo come a un migrante?): lasciate che vi accompagni con le sue parole in posti che non avreste mai creduto di poter visitare.



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