Estasi culinarie

Estasi culinarie
Monsieur Arthens è il più celebre e potente critico gastronomico del mondo. Uno che ha fatto la fortuna e la rovina di chef e ristoranti, un uomo duro nei suoi giudizi, una persona arida e spietata con gli altri, di un cinismo che sfiora livelli indicibili, tanto che persino i suoi figli lo evitano. Vive con la moglie in un lussuoso appartamento parigino in rue de Grenelle. Conosciamo Arthens sul letto di morte: un suo amico medico ha emesso per lui un verdetto senza speranza, e solo poche ore lo separano ormai dalla fine della vita. Ecco che per lui inizia un viaggio nella memoria dei sapori, una memoria lontana eppure così spietatamente presente nelle sue cellule, perché l'unica cosa che realmente desidera è ritrovare il sapore per eccellenza, quel sapore primigenio che vorrebbe sentire in bocca nel momento estremo. Sì, proprio così: il suo ultimo desiderio è legato - come tutte le cose importanti della sua esistenza, del resto - ad un sapore. Nel suo viaggio ai limiti del sensibile ripercorre la sua vita, seguendo una mappa geografica olfattiva, tattile, gustosa, visiva... e così Arthens riconquista i colori e i profumi dell'orto di sua zia, il piacere di addentare un pomodoro ancora tiepido per il sole del mattino, ritrova schegge di ricordi preziosi e salta come un funambolo di anno in anno. Rivede la sua vita, ne rilegge ogni passo, ma quando gli sembra di aver ricordato il sapore mancante, questo gli sfugge di nuovo, nascondendosi al suo desiderio. Intanto al suo capezzale si ritrovano i protagonisti 'umani' della sua vita: sua moglie che lo ha amato sopra chiunque nonostante i tradimenti e gli abbandoni, suo nipote lì per un insospettabile mentito amore parentale, ma non i suoi figli che da lontano lottano con i sentimenti contrastanti che si agitano in loro. Sul letto con Arthens inoltre forse l'unica creatura che lui abbia amato di un amore puro, il suo gatto...
Arriva anche in Italia sulla scia del successo del suo secondo romanzo l'esordio dell'autrice del pluripremiato e plurivenduto L'eleganza del riccio (con il quale condivide la location e persino un cameo di Renée, l'incolore portinaia che il pubblico italiano ha imparato ad amare). Anche in questo 'libricino' troviamo tutti gli ingredienti per una piacevole lettura: personaggi interessanti (impossibile non fare un paragone tra Monsieur Arthens e il Monsieur Ego di Ratatouille), stile aggraziato, prosa fluida perfettamente resa dai traduttori, molteplici punti di vista per la narrazione, il tutto mescolato sapientemente, spolverato con un pizzico di filosofia che male non ci sta e insaporito da un'aura surreale che rende le pagine croccanti e gustose. Come si vede ingredienti tutti di prima scelta per la ricetta di Muriel Barbery, che garantiscono un risultato finale di sicura godibilità anche se, per un palato esperto, il tutto avrebbe dovuto forse cuocere un po' di più in forno.

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