Estate crudele

Estate crudele
Milano, feudo multietnico sito tra via Padova e viale Monza, luglio del 2003. Il caldo e l’afa sono insopportabili e a renderli ancora più intollerabili ci si mettono anche gli schiamazzi e i litigi a ogni ora del giorno e della notte in una babele di lingue differenti. Alessio Slaviero ha quasi quarant’anni e vive da dieci in questo crogiuolo di anime provenienti dai quattro angoli del globo, ognuna con le sue sventure da portarsi appresso come pesante fardello. Alessio è colto, sempre elegante, ha un passato da ricercatore presso la facoltà di Antropologia Culturale, è l’ultimo dei cavalieri raminghi della sua nobile schiatta. Ma Alessio è anche uno spacciatore di cocaina, un pusher temuto e rispettato della cosca calabrese dei Frangia. Il suo nichilismo esasperato lo ha portato a questa triste quanto pericolosa vita, da quando ha perso la sua amata in un giorno come tanti per un improvviso aneurisma celebrale. Una depressione che a stento viene domata dall’alcool, dal valium e dalla visione quotidiana della sua bella vicina Anita che annaffia le piante sul balcone. La sua anima è come svuotata, non prova più nessuna emozione, neppure quando vede dalla sua finestra morire in un lago di sangue un corriere peruviano per mano di un arabo. Per la sua autorità Alessio viene così interpellato a fare da mediatore tra le due comunità per evitare un’insensata esplosione di violenza. Ma il suo unico amico, il transessuale Manuel, lo implora di lasciare perdere…
Estate crudele è un romanzo potente e visionario in cui le contraddizioni della metropoli multietnica fanno da sfondo alle vicende di un individuo solo e perso nel suo passato che non potrà mai più tornare, con tutto il suo carico di solitudine, rancore, ribellione e esclusione. Chi vive o conosce Milano potrà trovare in ogni pagina i profumi e i rumori di ogni zona descritta - quasi fosse un reportage d’inchiesta - con tutte le sue zone d’ombra e di disagio che in troppi fanno finta di ignorare. Alessandro Bertante, classe 1969, è diventato il romanziere simbolo della cosiddetta Generazione X e il suo stile scabroso ma al contempo onirico e infarcito di colti riferimenti storici, come la descrizione della peste milanese del Trecento, è diventato un autentico marchio di fabbrica. La tristezza e la solitudine di Alessio Slaviero è accomunabile a quel senso di alienazione che si sta impadronendo di noi, chiusi nelle nostre città, al cui cambiamento non sappiamo più dare una risposta sicura.

 

 

 

 
 
 
 
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