Etologia cognitiva

Etologia cognitiva

Individuo animale, caotica sequela generazionale in eredità, filogenesi, modifica dopo modifica, scostamento dopo scostamento, nuovi contesti di adattamento, antiche motivazioni. Ontogenesi, creatività dell’individuo nel suo vivere il mondo, muoversi nel mondo, essere mondo. Nel momento in cui problematizza e si problematizza, l’individuo animale incontra mondo, crea mondo. Nel comportamento si hanno le confluenze, le relazionalità di filogenesi e ontogenesi, e l’individuo con il suo “parlamento interiore” interagisce si relaziona con la situazione che vive. Di situazione in situazione compone percezione, cognizione e agibilità. C’è una evocabilità nelle zone vissute, e l’apprendimento si compone nell’attraversamento. Una mappa, itinerari possibili. Non c’è burattino tirato da fili, non c’è mero meccanicismo, né uno schematico S/R, ovvero stimolo e risposta, e neanche uno stato percettivo che è passivo ricevere lo stimolo esterno, ed elaborazione susseguente. A lungo - e ancora - l’animale non umano è stato ritenuto questo, istintivo rispondere allo stimolo, reazione a qualcosa di esterno, “ticchettio di congegni”. Tralasciando così la possibilità di addentrarsi in un complesso sistemico che supera la rigida separazione tra stimolo esterno e risposta e permette di avvicinarsi alla focale altrettanto complessa della trasparenza mentale: la mente animale. Ci troviamo di fronte, invece, a soggettività, darwinismo autentico, e non tradito, in un discorso intraspecifico, senza supposte gerarchie d’intelligenza universali. Soggettività in movimento creativo vissuto tra emergenze e problematizzazioni, languore e inquietudine, sempre compresa all’interno di una certa condizione emozionale, non solo intersecare il mondo ma farlo proprio. Soggettività che sente e desidera. Desiderio-sentire aperto, non determinato, copula e non caduta…

Condizione organismica dell’essere-corpo. Sentire animale è desiderio, è vita, curiosità, creatività, proattività. Una grammatica di verbi copula che si compongono in proposizionalità, euristiche. Roberto Marchesini vuole nel suo saggio introdurre le possibilità indicate nell’approccio dell’etologia cognitiva, mantenendone le stanze aperte, volutamente accennanti e anche incompiute, impegnative dove è necessario per scardinare rigide griglie di pensiero che vogliono lo speciale umano anziché specifico, l’analitico anziché il sistemico. Rovesciamento epistemologico, intelligenza come intus-legere problematizzare la propria presenza nel mondo, immergersi nel vitale, nel tessuto neurobiologico a scandagliare, a suggerire una morfologia complessa di relazioni, del relazionare, della porosità della mente animale. Mente non solo umana, soggettività che è terreno comune, nell’apertura consente all’umano di allargarsi, e ri-guardarsi, focale proposizionale del protagonismo animale, l’essere nel mondo esprimendo un non detto, non già realizzato. Ed è sì consapevolezza, ma come una torcia che illumina uno spazio che c’era già. Prima del pensiero, il sentire, il desiderare, l’inquietudine stato instabile costante, l’incompiutezza, il movimento, il gioco come apprendimento e come indagine di nuove possibilità. Riconsiderare, quasi, il nostro pensiero dalle fondamenta, filosofia applicata, anzi, applicazione e apprendimento filosofico attraverso la mente animale, percorso restio a pregiudizi di vecchia data e schematismi antropocentrici acritici, ostacoli a bloccare, come scriveva Jacob von Uexküll, “(…) la porta d’accesso a mondi sconosciuti, e al loro interno splendore”. Questo studio-saggio è viaggiare fecondo a riscoprirsi, partendo da quel rigore scientifico che non perde mai la meraviglia del bambino che esce in giardino, sul prato, tra gli alberi, insetti e uccelli e altri animali. E sente, gioca, desidera.



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