Exit strategy

Exit strategy
Il noto scrittore che ha attinto da se stesso per la propria opera assiste allo smantellamento della sua casa romana, in un terso settembre “formicolante di ruffiana trasparenza”. Saluta Roma e l’amore più grande di tutti, archiviando nella memoria ogni singolo istante di passione. L’autore che ha raccontato nei suoi passati romanzi l’ossessione erotica per i corpi dei culturisti, che lo rimandavano a un’idea di infinito alla quale votarsi per sfuggire alla realtà, ha infine scoperto che alla realtà non si sfugge. Lo scrittore si trasferirà a Milano, per lui finisce l’epoca degli escort, della cocaina, della ricerca disperata di denaro per riuscire a stare “all’altezza delle proprie infamie”  e inizia una fase nuova, più familiare e domestica, con un compagno nuovo – lontanissimo per caratteristiche fisiche e mondo d’appartenenza – da tutti coloro che ha frequentato fin’ora. È un “segmento di vita-vita, senza scappatoie: una strada stretta, un bivio in extremis, una scelta lontano dai riflettori, un aut-aut…”…
Exit strategy non è solo il quarto tempo della trilogia che Walter Siti ha costruito attorno alla sua personalissima idea di autofiction ma è – soprattutto – l’ulteriore (definitivo?) elemento di un corpus narrativo in cui l’io dell’autore s’innesta come una specie di sonda nei risvolti del nostro tempo e raccontando senza sconti delle proprie meschinità e debolezze (l’imperativo è essere adeguati all’infelicità) finisce col dispiegare una cronaca lucida, eppure letterariamente altissima, della nostra contemporaneità. Ecco dunque che le vicende privatissime di Walter Siti si intrecciano con gli eventi pubblici degli ultimi due anni, dalle dimissioni del governo Berlusconi al ritiro del passaporto dell’ex premier da parte della Digos, fino all’incontro al Nazzareno fra Renzi e Berlusconi. Il racconto personale dell’uscita da una ossessione erotica, serve dunque a raccontare l’uscita ben più impegnativa da un incantesimo che ha paralizzato troppo a lungo la vita politica italiana. Sarà anche vero, come scrive lo stesso Siti che “la letteratura spira dove vuole proprio perché non viene presa sul serio da nessuno” ma è innegabile che certi romanzi hanno il pregio di raccontare e spiegare la realtà (e scuotere il lettore fin quasi a fargli male) molto meglio di centinaia di articoli di fondo.

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