Eymerich risorge

Eymerich risorge

Futuro prossimo, anno non meglio identificato. Il professor (anche se a lui non piace essere chiamato così) Marcus Frullifer è squassato da un terribile boato: la RACHE lo stava torturando legato ad una sedia con delle cinghie su polsi e caviglie, ma irrompono degli uomini con tute grigioverdi e maschere antigas a prelevarlo. Uccidono i suoi aguzzini, lo sollevano di forza e lo portano via. Poco dopo, Frullifer si risveglia in un elicottero e successivamente in Svizzera: con non pochi sforzi di intuito e mnemonici, capisce lentamente chi lo ha salvato, se lo ha salvato, e perché. Intanto, nell’anno del Signore 1374, l’inquisitore Eymerich è inspiegabilmente vivo: nei meandri della sua memoria, e nel profondo della sua coscienza, è sedimentato l’assurdo ricordo di essere morto… e adesso, di essere nuovamente vivo. Si trova nel convento dei Predicatori di Saragozza, assolutamente dedito alla scrittura del suo Directorium Inquisitorium, breviario procedurale sui metodi dell’Inquisizione; è in un anomalo stato di pace, per quanto l’anima tormentata e lacerata dell’uomo possa esserlo, lontano dalle beghe dei domenicani e di tutti coloro che, non alla sua altezza culturale e intellettiva, mal sopporta, a Gerona. Una pace che viene però interrotta bruscamente da una nuova “chiamata alle armi”: è l’arcivescovo di Terragona Pere de Clasquerì a volerlo per contrastare questa volta la figura di Francesc da Roma, sospetto valdese. Nei frammenti del Vangelo Della Luna, ritrovati nel 3015 in un’antica base terrestre del Lacus Doloris, le poche pagine raccontano il dialogo tra il misterioso Magister e sua figlia Lilith…

È un Valerio Evangelisti in grandissima forma quello che ritroviamo in Eymerich risorge, nuovo e attesissimo capitolo dell’opera evangelistiana che, a ventiquattro anni dall’esordio con Nicholas Eymerich inquisitore, può ormai inserirsi a pieno titolo nelle grandi narrazioni popolari italiane, una sorta di corpus pieno zeppo di rimandi e autocitazioni che con un termine postmoderno potremmo definire crossover per l’estrema abilità e lucidità con cui mescola fantascienza, horror, western, romanzo storico, scienza e filosofia. Quella di Evangelisti è insomma un’opera immensa, un mosaico fitto che restituisce un senso complessivo magnifico ed immaginifico senza però tradire l’estrema cura con cui ogni tassello viene narrato. Eymerich risorge, in questo senso, è perfettamente coerente e inserito nella saga. È, come abitudine, costruito mirabilmente su tre piani temporali differenti: un medioevo nel quale agisce Eymerich, dove accadono imprevedibili avvenimenti che legano la Storia con il soprannaturale; un presente con protagonista Marcus Frullifer, studioso che cammina fianco a fianco con organizzazioni neonaziste in procinto di dar vita ad un vero e proprio incubo terrestre orwelliano; un futuro dove la RACHE, gruppo nazicomunista, viene combattuta con ogni mezzo dalla Euroforce, in un duello basato su mostri, demoni e pericolosissime armi biologiche. Da tutto questo magma narrativo, Evangelisti riesce a tirar fuori costruzioni mirabili che intrecciano le linee narrative in maniera impercettibile e a volte anche insospettabile, che si rivelano nella loro interezza solo se si legge ogni capitolo con piena memoria del precedente. È insomma un’enorme cattedrale letteraria dove l’autore dà pieno sfoggio di una incredibile capacità architettonica nel mettere una sopra l’altra le pietre erette intorno a lui, Nicholas Eymerich: vero e proprio motore (non) immobile della storia e della Storia, personaggio tridimensionale spaventoso e affascinante, che insieme ai suoi libri mescola con intelligenza realtà storica e inventata in un ensemble inesorabilmente affascinante. La struttura non lineare della storia è, come sempre, il punto di forza di un libro che nonostante le innumerevoli deviazioni colte è scorrevole e vertiginosamente affascinante: ritroviamo la verve dei capolavori come Mater Terribilis o Rex Tremendae Majestatis, con la quale Evangelisti non solo riesce a tessere le fila di un racconto appassionante come pochi, ma inserisce l’analisi mai banale di fattori religiosi confrontandone la percezione in diverse epoche e con diversi punti di vista, con allegorie maestose e reinterpretazioni di celebri simboli cristiani (in questo caso, il Tau). L’esempio migliore su come unire cultura e immaginario pop.



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