Fùtbol bailado

Fùtbol bailado
1975. Nei pressi di Mantova, Pier Paolo Pasolini sta girando "Salò o Le 120 giornate di Sodoma". Poco distante, nei dintorni di Parma, Bernardo Bertolucci lavora al film "Novecento". Nel giorno del compleanno di Bertolucci, il 16 marzo, viene organizzata una partita di calcio tra le due troupe. Sulle gradinate, tra gli spettatori, si aggirano Alberto, un bambino intimorito dalla solitudine, e Vincenzo, un terrorista nero con una agghiacciante missione da compiere. All’inizio del secondo tempo, entra in campo un sedicenne di nome Francesco: viene dalle giovanili del Parma e gioca una partita favolosa. Sette anni più tardi, nel 1982, troviamo Francesco al termine di una folgorante carriera in serie A: coinvolto nello scandalo del calcioscommesse si è francescanamente spogliato del suo successo, e ora, seppure ancora giovane, allena una piccola squadra giovanile di provincia...
Se vi capita troppo spesso di meditare malinconicamente sull’apparente idiosincrasia degli scrittori italiani per le trame complesse, gli affreschi vasti, le narrazioni portate avanti su piani temporali diversi, non potrete non apprezzare il lavoro immane di Alberto Garlini, che dopo una raccolta poetica e un romanzo ‘di riscaldamento’ sforna un’opera terza inattesa e ambiziosa, segnalandosi prepotentemente come uno dei nomi ‘nuovi’ della scena letteraria italiana. Emozionante, provocatorio, cerebrale e passionale al tempo stesso, il romanzo di Garlini è la rilettura di un trentennio di storia italiana attraverso le intersezioni tra le vite di quattro personaggi diversissimi tra loro eppure legati da vincoli profondi: lo scrittore, poeta, regista Pier Paolo Pasolini (che sul set del suo morboso capolavoro “Salò e le 120 giornate di Sodoma” decide di lanciarsi in un’ultima, estrema impresa poetica progettando il suo stesso linciaggio), il calciatore Francesco Ferrari (che coinvolto nello scandalo del calcioscommesse dei primissimi anni ’80 butta alle ortiche una carriera luminosa e si ritira), l’estremista neofascista Vincenzo (che come suggello della sua carriera di killer politico spietato entra nell’organizzazione del delitto Pasolini e segue poi dappresso le vicende di Ferrari) e infine Alberto, un adolescente introverso e malinconico che gioca in porta nella squadretta di calcio allenata da Ferrari. Davvero accattivante l’interazione continua tra personaggi reali e immaginari, efficace il racconto quasi giornalistico dei fatti del calcioscommesse, suggestiva la visione ‘rituale’ dell’assassinio di Pasolini, una sorta di obbligato suggello della Trilogia della Morte messa in cantiere dopo la controversa abiura della Trilogia della Vita, proprio del ‘75. Tra viaggi in macchina e percorsi interiori, amplessi e crisi mistiche, svisate noir e digressioni poetiche, cronaca nero-sportiva d’annata e teorizzazione di un calcio puro e giocoso (il Fùtbol bailado del titolo), Garlini sa lasciare il segno anche nel lettore smaliziato e dimostra un promettente talento che va incoraggiato. Anche se persistono scorie di retorica qua e là, anche se il linguaggio non è sempre evoluto come l’impianto narrativo che è chiamato a sostenere, anche se la vicenda va avanti con qualche anomalia di ritmo che andrebbe corretta. Ma non scherziamo, in tempi di conformismo stilistico ed elogio del piattume, a caval donato non si guarda in bocca, ragazzi.

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