F. Scott Fitzgerald e l’Italia

F. Scott Fitzgerald e l’Italia

In questi ultimi anni l’interesse non solo per le opere, ma soprattutto per l’autore-uomo F. Scott Fitzgerald è finalmente divampato. Lo dimostra la cinematografia, ed esempio, con il recente film di Woody Allen Midnight in Paris del 2011 dove appare il personaggio di Fitzgerald stesso; lo evidenzia ancora di più l’uscita per la casa editrice Minimum Fax di un volume contenente le lettere dello scrittore (Sarà un capolavoro: lettere all’agente, all’editor e agli amici scrittori, curato da Leonardo G. Luccone e con la traduzione di Vincenzo Perna). Non è, questo, un fatto scontato. Infatti, il giovane autore non ebbe molta fortuna nel nostro Paese, almeno agli inizi. Il mondo letterario italiano e la sua cricca di critici lo introdusse in Italia ‒ a partire dal 1936, anno di pubblicazione di Gatsby il magnifico, traduzione di Cesare Giardino, casa editrice Mondadori ‒ con una certa dose di supponenza o snobismo, inquadrandolo semplicemente come un autore eccentrico, simbolo della decadenza americana del dopoguerra (errore concettuale dato che il romanzo venne dato alle stampe in America nel 1925). Soprattutto vi fu una sorta di dualismo nella rappresentazione dello scrittore: da una parte Elio Vittorini con la sua visione, appunto, marginale delle opere in questione; dall’altra Fernanda Pivano, che curò la quasi totalità delle traduzioni degli scritti di Fitzgerald e che, piano piano, ma con sempre maggior acume, si addentrò nella vita dell’americano trovando una chiave di lettura ben più attuale e veritiera...

Chi non conosce la trama struggente e romantica de Il grande Gatsby? Non molti, immagino. E chi mai tra coloro che l’hanno letto potrebbe affermare che non si tratti di un vero e proprio capolavoro letterario? Pochissimi, credo. Eppure, non sempre è stato così, almeno in Italia, dove le prime pubblicazioni sono passate davvero quasi inosservate. Il saggio di Antonio Merola, puntuale e preciso, si legge proprio come una sorta di storia sulla fortuna dell’autore e sui diversi eventi, in generale, che portano uno scrittore ad essere più o meno compreso, amato e fatto conoscere al grande pubblico. Proprio questo impressiona moltissimo in queste poco meno di cento pagine: il fatto che una chiave di lettura, a volte, possa portare alla gloria un libro ed il suo autore oppure, al contrario, affossarli; come certe critiche possano influenzare l’opinione generale su di un artista (e parliamo di Fitzgerald, non del primo scrittore a caso!). Naturalmente lungo il corso del saggio vedremo sempre più emergere la figura della autorevole Fernanda Pivano, che analizzò come la vita e, soprattutto, l’amore tormentato, difficile, totalizzante con Zelda influenzarono la scrittura e le tematiche dei romanzi di Fitzgerald. In una sua intervista reperibile online, Merola afferma che le biografie lo hanno sempre interessato perché danno la possibilità di trovarci dentro l’uomo. Ecco, con questo saggio credo che Merola ci abbia illuminato sul percorso della critica per arrivare a comprendere Fitzgerald come uomo, più che come scrittore.



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