Fabrizio De Andrè - Amico fragile

Fabrizio De Andrè - Amico fragile
Dai quartieri di Genova ai palchi di tutta Italia, passando attraverso le esperienze del rapimento in Sardegna e della costruzione di uno stile musicale che confina con la poesia, il percorso di vita di Fabrizio De André narrato da uno dei suoi migliori amici. Il giornalista Cesare G. Romana riporta in questo breve saggio pezzi di conversazioni rubati al Faber nazionale e innesta nel privato i principali avvenimenti che hanno segnato la storia italiana dal dopoguerra al nuovo millennio. La partenza non può che essere Zena, città e porto di mare che con il suo fascino ha alimentato l'ispirazione di quella che appunto sarà chiamata 'scuola genovese'. Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Paolo Villaggio, Gino Paoli vengono tutti da lì. E Fabrizio attinge da quel calderone di input per costruire la sua 'cattiva strada'. I suoi spunti sono gli chansonniers francesi, primo su tutti Georges Brassens, ci sono poi le puttane, i drogati e più in generale il mondo degli ultimi, i paria della società. Ma l'analisi sociale non si limita alla strada. De André è un uomo curioso, un cantante inquieto che con la sua opera si avvicina anche a dio; e proprio nella ricerca di una spiritualità atea nei suoi album si confronterà -tra gli altri- con i morti della poesia americana (la selezione dall'antologia di Spoon River) e con la vita di Gesù narrata dai vangeli apocrifi.
Dopo la lettura di questo libro sentiamo più vicino l'uomo che ha cambiato la musica popolare italiana. Lo sentiamo direttamente dalla sua voce, dagli aneddoti raccolti nel podere dell'Agnata, dalle serate passate in compagnia degli amici appena dopo i concerti, con il bicchiere appena svuotato e con la voglia di non smettere mai di cantare. Sentiamo che la sua esperienza è onesta e che pur avendo raggiunto il successo e la diffusione mainstream, non è mai sceso a compromessi che potessero screditarlo in nome del denaro. Anzi, la sua posizione gli ha concesso il privilegio di denunciare e di descrivere l'immobilismo tipicamente borghese e le peculiarità dell'italiano medio, mescolando la denuncia con la poesia, la sporcizia con la purezza dei sentimenti più nobili. Come dice in conclusione l'autore, questo libro è "un autoritratto e insieme un atto di fede".

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