Facciamolo a skuola

Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi
Novembre 2010. Nina è morta. Morta dentro, a soli quattordici anni. Nessuno lo sa. Solo uno bravo, uno che “di mestiere fa le TAC all’anima” potrebbe scoprire il suo segreto. Non è però più tempo di farsi domande, di chiedersi perché. È successo e basta. Punto. Pochi soldi e due belle tette, e si fa presto a tirar su un bel gruzzolo. Senza troppi sacrifici. Non come i suoi che non facevano altro che farle pesare quanta fatica costasse arrivare alla fine del mese. Nina è arrabbiata con il mondo degli adulti che vede ma non guarda, che sente ma non ascolta, che è indifferente al disagio che vive. Lei che vuole essere diversa, che fa di tutto per rendersi invisibile, che non vuole sentire il dolore. Sa che nessuno può aiutarla. Ma una soluzione ce l’ha: basta piangere da sola, “che non ti fai vedere e sentire da nessuno”. La bolla nella quale si nasconde si è rotta. L’ha rotta per essere finalmente visibile, per sentirsi viva. E invece, da quel momento, inizia a morire…
Nina inventa un modo per morire un po’ tutti i giorni: annichilire il suo corpo. Fino alla cancellazione. Quando però sembra tutto passato, torna il buio attraverso il tunnel dell’anoressia. Ci sono tutti gli elementi che raccontano l’adolescenza di oggi. Ma chi si aspetta il lieto fine, sarà deluso. La storia di Nina è una storia vera. I siti, i documenti e le citazioni del capitolo web sono autentici. E sono a tratti inquietanti. “Bimbi sperduti dell’era digitale”, persi a causa della noia. Soli a casa e soli a scuola. Alle prese con adulti noiosi, incapaci di ascolto, tra foto sexy e rapporti nel bagno della scuola, le ragazze sperano di diventare famose. I modelli diventano le olgettine, le scorciatoie. Sono escort, mica puttane. Appunto. Benedetta, amica di Nina, è il suo mentore: lei fa le foto e le mette in rete, organizza gli incontri, la trucca e la prepara. Ma presto rivelerà tutta la sua superficialità. Francesco, il suo sogno, “il vincente tra i vincenti”, la ferirà profondamente, fino a segnare il suo corpo con lo stupro. Delusioni e voglia di scomparire. Poi la soluzione: il suicidio. Pensato, progettato e realizzato, anche se non fino in fondo. A salvare Nina basterebbero “Coccole. Tenerezza. Cuore”, come sottolinea la dottoressa alla famiglia. Sullo sfondo genitori indifferenti, mercato della moda, discoteche, droghe, tv. Tutto destinato ad under 17. Subdola si fa strada la violenza. La storia di Nina è la storia di tutti questi bambini a cui è stata rubata l’innocenza e la spensieratezza, l’infanzia, il gioco, la scoperta. Con un linguaggio diretto, sintetico, lapidario, Marida Lombardo Pijola inchioda il mondo adulto alle proprie responsabilità: proporre un modello di riferimento credibile, profondo, valoriale che è necessario iniziare a (ri)costruire. Ma l’esito non è davvero affatto scontato.

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