Falsa testimonianza

Falsa testimonianza

Palermo, 1993. La mafia siciliana sta cambiando pelle: il boss Tano Trubìa, capo dei capi per molti anni, è finito dietro le sbarre, catturato in modo rocambolesco, e con lui molti suoi affiliati. Così ora al vertice della cupola si sta insidiando Calogero Bonfiglio, conosciuto da tutti come lo zio Calò, il quale rappresenta il nuovo modello di mafia, meno violenta e più dedita agli affari. Ma quando a finire in manette grazie ad una soffiata è Gioacchino “Iachino” Schillaci, detto “U Cunigghiu”, capomafia latitante e fedelissimo di Bonfiglio, si capisce subito che c’è qualcosa di strano. Anche perché le dinamiche dell’arresto ricordano per filo e per segno un racconto scritto un paio d’anni prima da uno studente universitario in occasione di un concorso indetto dalla Pro Loco. Tutto combacia: la location, la disposizione della casa, la richiesta del latitante al pastore di fiducia di farsi portare altre stecche di sigarette, la fuga, la cattura. Ad indagare sulla vicenda c’è Giannini, maggiore dei Carabinieri in servizio presso la DIA – la Direzione Investigativa Antimafia, il quale si ritrova a cercare indizi per sbrogliare una matassa che ha dell’incredibile, scontrandosi con un sistema che lega mafia, stato e servizi segreti. E quando Rosario Di Bella, lo studente autore del racconto, si accorge che qualcuno ha fatto visita al suo appartamento per cercare il manoscritto del concorso, si rende conto di essere coinvolto suo mal grado in una storia oscura, e che la sua stessa vita è in pericolo…

È la Palermo dei primi anni Novanta a fare da sfondo a Falsa testimonianza, noir teso e labirintico dello scrittore e giornalista palermitano Salvo Toscano, caposervizio del quotidiano “LiveSicilia.it” e condirettore del mensile “I love Sicilia”. Una città che ha da poco vissuto la strazianti morti dei giudici Falcone e Borsellino e che è ben lungi dal liberarsi dal tarlo marcescente del fenomeno mafioso. In questo contesto si inseriscono le vicende del maggiore Giannini e di Rosario Di Bella, alle prese con un sistema corrotto, deviato, malato, che demolisce i principi di legalità e giustizia fagocitando diritti ed esistenze. Attraverso una scrittura frizzante che non rinuncia a momenti leggeri e divertenti e all’uso del dialetto siciliano in funzione mimetica, Toscano costruisce un plot che conduce irrimediabilmente ad un vicolo cieco, alla sconfitta. Perché i suoi protagonisti lottano contro i mulini a vento e vivono all’interno di una società che si è tristemente abituata a seguire le regole della mafia, ad accettarle, a farne parte, addirittura. Ma c’è chi non si piega, come il maggiore Giannini, ostinato a fare luce in un mare buio e tempestoso. E con lo strumento della narrativa, l’autore apre una finestra su quegli anni che videro le istituzioni italiane contrattare con criminali violenti e sanguinari; su quelle vicende oscure e controverse che gli annali ricordano come l’epoca delle trattative Stato˗mafia. È questo il contesto nel quale si sviluppa la trama di Falsa testimonianza, un romanzo che unisce personaggi fittizi e frammenti di verità storica, portando il lettore a chiedersi, come accade col racconto di Rosario Di Bella, quale sia il labile confine che separa la realtà dalla finzione.



 

 

 

 
 
 
 

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