Falso in bilancia

Falso in bilancia

A dodici anni, al contrario delle amiche che ambiscono ad assomigliare a Patsy Kensit, il suo unico desiderio è essere Basil l’investigatopo e non nutre alcuna preoccupazione di carattere estetico, né è afflitta da particolari frustrazioni. Un unico pensiero accompagna gran parte delle sue giornate: ha sempre fame e sente di vivere in un mondo in cui non le danno da mangiare a sufficienza. Quando l’amica Anita decide di formare una squadra femminile di pallavolo per partecipare ad un torneo tra squadre di paesi limitrofi e la sua presenza è necessaria – non perché sia una brava pallavolista, ma semplicemente perché serve una sesta giocatrice, altrimenti introvabile – emerge il problema della divisa, che deve essere uguale per tutte: magliette numerate identiche e pantaloncini corti sportivi. Ma lei in quei pantaloncini proprio non entra, le si fermano a metà coscia e l’amica la guarda ridacchiando e sottintendendo, plasmando quel mostro chiamato giudizio che continuerà ad alitarle sul collo negli anni a venire, che forse è arrivato il momento di dimagrire un po’… Quando si ha per madre una persona nata già sazia, che si nutre esclusivamente di cicoria ed insalata e cena da una vita con una bustina di Infré nell’acqua calda, rigorosamente senza zucchero, una persona affetta da inappetenza ciclopica, non si può che essere vittima – per contrappasso – di una fame perenne ed altrettanto ciclopica. Anche durante i nove mesi di gestazione è transitato, attraverso il cordone ombelicale che unisce imprescindibilmente madre e figlia, poco più del “fabbisogno calorico di una quaglia”… Primavera 2004. Mattina. Orario imprecisato. Davanti al cancello del suo condominio, senza alcun preavviso, vomita davanti ad una fioriera. È incinta. E no, non pensa di essere finalmente una donna completa, non prova eccitazione per l’incognita. Nulla di tutto ciò, un unico pensiero domina la sua mente: finalmente, per nove lunghi mesi, si potrà strafogare di cibo…

Il Sommo Creatore del Metabolismo che, a detta di Selvaggia Lucarelli, distribuisce con sadico cinismo dannazioni metaboliche a tutti prima di nascere e decreta che qualcuno potrà mangiare a piacimento senza mettere su neppure un etto mentre qualcun altro è destinato a “nascere chiatto di costituzione” e a restare tale nonostante tutte le diete del mondo, non è stato particolarmente clemente con lei, pozzo senza fondo, affamata cronica e vittima di innumerevoli e consapevoli oscillazioni di peso fin dall’adolescenza. D’altra parte, mal comune mezzo gaudio, più di una donna deve fare i conti, durante la propria vita, con la bilancia, cercando di raggiungere una sorta di compromesso tra il desiderio di guardare con soddisfazione la propria immagine riflessa allo specchio e la tentazione di “scofanarsi” qualunque manicaretto sul quale si posi lo sguardo. Selvaggia Lucarelli in questa ennesima raccolta di aneddoti semiseri raccontati con la sua solita graffiante schiettezza – quella di una godereccia che ha giurato amore eterno alla tavola – non vuole rappresentare l’orgoglio curvy, ma la rivincita delle donne fisarmonica, quelle donne che, quando ingrassano (sia pure di qualche etto o di qualche chilo, non importa), magari non si accettano, ma lo fanno con ironia. Ed in una società in cui sei persone su dieci sono ossessionate dalla forma fisica e dal fitness, ossessione amplificata dall’avvento dei social network e dallo shitstorm che inevitabilmente si abbatte su chiunque osi farsi fotografare con qualche chilo in più, ben venga che ci sia ancora qualche voce fuori dal coro che, piuttosto che stramazzare su un tapis roulant, allo stremo delle forze, dopo una forsennata sessione di allenamento, preferisca utilizzare il tapis roulant stesso come appendiabiti, magari con qualche senso di colpa, ma senza farne un’inutile tragedia. Come sempre la Lucarelli utilizza lo stile leggero, al limite della frivolezza, ma caustico che è diventato il suo marchio di fabbrica per essere portatrice sana di una verità scomoda e per esorcizzare le imperfezioni, nel nome di un percorso di accettazione di sé fortemente raccomandato. A tutti.



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