Fantascienza italiana

Il volume ripercorre la storia editoriale delle testate antologiche dedicate alla narrativa di Fantascienza che con diversa periodicità hanno popolato le edicole italiane dagli anni ‘50 alla fine degli anni ’70 svolgendo il ruolo di veri e propri laboratori letterari, incubatori di autori e sottogeneri, tendenze e movimenti. Qual era l’impostazione, l’estetica e la linea editoriale di ogni singola rivista? Chi le dirigeva, chi firmava editoriali, rubriche fisse o articoli? Quale spazio avevano gli autori italiani? Quali caratteristiche le loro opere? Che reazione ebbe il pubblico dei lettori? Si parte dal 10 ottobre 1952, con l’uscita del primo numero de “I romanzi di Urania” (preceduto in realtà - ma di pochi mesi o addirittura poche settimane - dalle riviste “Scienza fantastica” e “Mondi Nuovi”) e si arriva all’estate del 1979, data della chiusura di “Robot”…
Puntualmente lo sottolinea Carlo Pagetti nella sua introduzione al volume: la Fantascienza come fenomeno editoriale di una qualche rilevanza in Italia inizia nel dopoguerra con la “colonizzazione” culturale statunitense (il termine stesso “fantascienza” viene coniato nel 1952 da Giorgio Monicelli), ma senza mai riuscire ad emanciparsi da una forte caratterizzazione negativa, con un ambiente editoriale e letterario che la considera paraletteratura più che letteratura. Nei miei ricordi di bambino, ad esempio, c’è lo stigma attribuito - ancora negli anni ’70 - a un genere che veniva collocato appena un gradino più in alto del fumetto nella “catena alimentare” dell’editoria. A maggior ragione il saggio della Iannuzzi ha il merito più che di documentare il percorso editoriale della Fantascienza italiana su rivista antologica, cosa comunque utilissima soprattutto per chi non è “del giro”, di sdoganare forse definitivamente la via italiana alla Fantascienza “trascurata o emarginata anche da parte di chi rilasciava i suoi attestati di stima verso la science fiction come genere di tutto rispetto”, come confessa ancora Pagetti. Un libro interessante e zeppo di dati, che apre una finestra densa di nostalgia su una stagione irripetibile che nel pur vivo e vitale quadro attuale possiamo solo rimpiangere.

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