Fantasma

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In Paradiso, sulle rive del Lago di Loto, passeggiano Buddha Gautama e Gesù. Tutto è luminoso, profumato e felice. Ma c’è una nota stonata, un rumore di pianto lontano. I due si inginocchiano sulla riva, guardano nelle profondità dell’acqua. In lontananza, laggiù nell’Inferno, un piccolo uomo si dispera. Quell’uomo si chiama Rȳunosuke: è stato in vita un grande scrittore, ma ha condotto una vita egoista, ferendo le persone che lo amavano. Ma Gautama ricorda anche un grande atto di bontà da parte di quell’uomo: un giorno ha risparmiato la vita ad un piccolo ragno indifeso. E un ragno forse allora oggi lo avrebbe salvato dall’Inferno: Gautama porge a Gesù un lunghissimo filo di ragno, e Gesù col volto solcato dalle lacrime lo cala giù, fino all’abisso, fino all’Inferno, fino a Rȳunosuke… Marzo 1921. Lo scrittore giapponese Rȳunosuke Akutagawa si imbarca sulla “Chikugo-maru” diretto in Cina. È riuscito a convincere il suo editore a mandarlo in una terra che lo affascina, della quale conosce tanto e ha letto tanto. Lascia la moglie, le donne che ama e quelle che non ama, gli amici per ricominciare da zero. Lo stomaco lo tormenta, soffre un atroce mal di mare ma finalmente arriva a Shanghai. Ad attenderlo sul molo due vecchi amici: Murata dell’Osaka Mainichi Shinbun e Jones della United Press International. L’odore e il rumore della Cina lo colpiscono come uno schiaffo, lo assorbono completamente… Rȳunosuke Akutagawa sta prendendo un caffè con un amico, curatore di una rivista letteraria alla quale talvolta lo scrittore vende articoli racconti. L’uomo sta mangiando una mela al forno e intanto parla di Edgar Allan Poe. Allora a Rȳunosuke viene in mente il tema del doppelganger: lui stesso a quanto pare ha un sosia, sono molti quelli che gli raccontano di averlo incontrato. È forse – come sostiene qualcuno – un segnale di sventura? Il sosia è un messaggero di morte? Settembre 1923. Nella sua casa di Tabata, nella parte settentrionale di Tokyo, Rȳunosuke Agutagawa sta leggendo il giornale. D’un tratto, tutto viene scosso violentemente. Il terremoto è molto più lungo del solito, ben quattro minuti di incubo: si sentono le urla dei suoi familiari e rumore di tegole che cadono. L’uomo esce in giardino, sono tutti là per fortuna e lo abbracciano fortissimo. Lui ripete loro “Va tutto bene, va tutto bene” e intanto pensa “Non va bene, non va bene”. Dalla collina dove sorge la sua casa lesionata di vedono spesse colonne di fumo nero levarsi dalla città. Dopo poche ore viene proclamata la legge marziale, Tokyo sta precipitando nel caos e nella disperazione…

Il volume raccoglie quattro racconti, omaggio al genio maledetto dello scrittore giapponese Rȳunosuke Akutagawa, morto suicida nel 1927. Sono frammenti di un romanzo in lavorazione da anni che dovrebbe intitolarsi Paziente n.23 (è l’anonimo protagonista del racconto Kappa, uno dei momenti più felici e inquietanti dell’opera di Akutagawa), e un breve saggio critico. I frammenti di fiction sono presentati in ordine inverso rispetto alla data di uscita: Dopo il disastro (2012) è stato pubblicato in un’antologia commemorativa del primo anniversario del terremoto+tsunami che ha colpito la regione del Tohoku; Dopo Rȳunosuke è uscito sulla rivista “Monkey Punch” nel 2013; Dopo la guerra è stato pubblicato dalla rivista Granta nel 2014. Ad aprire il libro c’è invece il visionario Dopo il filo, scritto appositamente per questa raccolta de Il Saggiatore. La vita infelice e l’arte di Akutagawa vengono ripercorse brevemente da David Peace nell’essay La letteratura della sconfitta (il titolo originale sarebbe Last Words, ma qui viene ripreso quello del fondamentale saggio di Kenji Miyamoto che già nel 1929 celebrava la statura dello scrittore scomparso), pubblicato originariamente sul quotidiano britannico “Guardian” nel 2007. A dominare le pagine di Peace oggi come dominava quelle di Akutagawa quasi un secolo fa è un profondo senso di straniamento, un’angoscia che è assieme deserto e assedio, la voglia di essere altrove, talmente altrove da non essere affatto.



 

 

 

 
 
 
 

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