Farabeuf o la cronaca di un istante

Farabeuf o la cronaca di un istante
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Su questo non c’è proprio dubbio: esattamente nel preciso istante nel quale Farabeuf varca la soglia della porta lei, che è seduta in fondo al corridoio, agita tre monete nell’incavo delle mani giunte e poi le lascia cadere sul tavolo, di cui le monete, naturalmente, non toccano la superficie nello stesso istante. Producono viceversa un lieve tintinnio, un leggero rumore metallico, appena percepibile, che in realtà a ben vedere – o meglio sentire ‒ si può prestare a un gran numero di fraintendimenti. In realtà è impossibile all’atto pratico finanche precisare la natura concreta di quel gesto. Farabeuf sale le scale, trascinando lentamente i piedi a ogni pianerottolo che incontra: lei nella penombra sta compiendo un gioco la cui percezione è però senza ombra di dubbio modificata dal respiro affannato del dottore che si sente anche attraverso le pareti. L’eventualità più accreditata è che in ogni modo si tratti del celebre metodo cinese di divinazione mediante esagrammi simbolici. Ma è anche possibile invece che si tratti di tutt’altro…

Questo romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1965 (ma sembra, preconizzando molte allegorie e ossessioni contemporanee, in prima battuta tutto il coacervo di sentimenti intimamente connesso al male di vivere, venire dal futuro, e dà da pensare che abbia ispirato cineasti come Almodóvar e Corsicato, tanto per fare due nomi), quando l’autore, uno dei più importanti personaggi a tutto tondo della storia del Messico, un avanguardista influenzato, come si nota nella sua scrittura coltissima, insieme lirica e parossistica, da Ezra Pound e da James Joyce, scrittore di chiara e riconosciuta fama, traduttore, produttore cinematografico e inesausto viaggiatore figlio di diplomatico, aveva poco più di trent’anni e ha fatto sensazione. Non si fatica a crederlo, in primo luogo per l’argomento, per i temi trattati e per il modo unico in cui li tratta, con una prosa che amalgama in modo assai compiuto numerosi registri stilistici e che sembra fissare il tempo in un istante preciso, quello dell’orgasmo, che è del resto la cosiddetta “piccola morte”: il protagonista è francese, è un inventore, un fotografo, una spia e soprattutto è un chirurgo. Che ha un’assistente. A cui lo unisce un legame perverso e morboso sentimentale ed erotico: Elizondo racconta sconfinando a tratti persino nel realismo magico la loro storia. In cui nonostante tutto, almeno in parte, non è affatto impossibile riconoscersi.



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