Fascisti americani

Fascisti americani
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Una gigantesca cospirazione lavora per prendere il potere negli Stati Uniti e trasformare la land of opportunities in una teocrazia razzista, reazionaria e pesantemente militarizzata che rischia di scardinare l'ordine mondiale causando lutti, distruzione, arretratezza. Alla base di questa cospirazione c'è un movimento radicale cristiano noto come Dominionismo, che nascondendosi dietro la maschera della fede e dietro al paravento del patriottismo, controlla oggi 6 reti televisive nazionali Usa, più di 2000 stazioni radio religiose e virtualmente l'Assemblea dei Battisti degli Stati del Sud. Si tratta di una sorta di calvinismo estremizzato che predica il dominio cristiano sulla nazione americana e poi sul mondo. Dominio non solo religioso, ma politico, legislativo, militare. Per gli adepti, chi non agisce fattivamente per questo è un agente di Satana e come tale va trattato. Una volta preso il potere, ogni legge tranne quella biblica verrà abrogata: pena di morte non solo per reati gravi ma anche per blasfemia, adulterio, omosessualità e rapporti sessuali extramatrimoniali, abolizione di sindacati, partiti politici, scuole pubbliche, nessun diritto civile per i non cristiani, nessuno spazio per la scienza e l'evoluzionismo. Direte voi: deliri di pochi pazzi estremisti. Niente affatto: negli Usa ci sono almeno 70 milioni di evangelici, il 40% dei quali in un recente sondaggio ha riferito di credere alla lettera alla Bibbia, parola per parola. Il politologo John Green stima nel 12,6% della popolazione statunitense l'area di consenso entusiasta alle teorie dominioniste. Una lobby potente che si è giovata per anni e anni di ingenti finanziamenti statali grazie all'Amministrazione Bush e ora sta preparando la reazione all'elezione dell'odiatissimo Barack Obama. Stiamo per assistere all'ascesa di un movimento fascista americano che farà impallidire l'orrore nazista?
Un fantasma si aggira per l'America. Ha i capelli laccati e la mascella sbarbata da predicatore televisivo, il gergo decisionista da politico che piace alle masse, ma dentro è marcio, ossessionato dalla magia, dalla repressione sessuale, dalle armi, dalla morte. Le sue visioni sono apocalittiche, e la sua promessa di redenzione è basata sulla violenza sacra, sull'odio, sul desiderio di vendetta. E a dirlo non è un odiatissimo ultraliberal ebreo newyorchese, come potrebbe pensare un attivista di destra americano, ma un fervente cristiano nato e cresciuto in una cittadina rurale, figlio di un predicatore della Chiesa presbiteriana, uno che ha studiato in seminario sebbene alla fine non sia stato ordinato e abbia scelto la carriera giornalistica, uno laureato in Teologia ad Harvard. Uno che nel 2002 ha ricevuto l'Amnesty International Global Award for Human Rights Journalism, uno che ha fatto il corrispondente di guerra e ha girato il mondo. E che qui ci regala un saggio appassionato, diretto, terrorizzante nel suo fare nomi e cognomi, nell'elencare citazioni deliranti, nel descriverci un mondo e un sistema sociale – quello della regione Usa della cosiddetta Bible Belt – impensabile per un europeo. Una visione troppo manichea del panorama politico e sociale statunitense? Un approccio troppo allarmista, quasi terroristico? Forse. Ma forse no.

 

 

 

 
 
 
 
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