Fate finta di piangere perché io morirò per finta

Fate finta di piangere perché io morirò per finta

Ellen è olandese ma di padre tedesco, molto tedesco: militare, bellissimo e altrettanto duro. Già da bambina, capisce cosa significa sacrificarsi per amore: la madre, bellissima e molto olandese, per quell’amore ha rinunciato a tutto, al supporto e alla ricchezza della sua famiglia d’origine molto olandese, che osteggiava la relazione. Ormai ragazza approda in Italia e capisce che questa sarà la sua terra di adozione. Trova il successo nel mondo della moda e s’intrufola nel mondo del cinema, dove trova anche l’amore del bellissimo Giacomo. Un amore grande e forte, punteggiato di gelosie e sbandamenti ma coronato dalla nascita di tre amatissimi figli. Una famiglia da copertina, fuori, ma con qualcosa dentro che non funziona: nonostante l’amore viscerale per i figli, Ellen non riesce più a stare vicino al loro padre. Così trova un altro amore, padre dell’ultima figlia, che sembra promettere ciò che il primo non è stato in grado di mantenere. Il destino è amaro con Ellen, però, visto che entrambi gli uomini della sua vita le premuoiono. Questo, e altre vicissitudini, Ellen decide, ormai anziana, di raccontare ai suoi quattro figli, per spiegare, per farsi conoscere, anche per farli crescere grazie alle esperienze, felici e tristi, già vissute da lei. Fino all’ultimo capitolo (della vita), la casa in campagna, gli uccellini e gli scoiattoli, il sole e la terra, la penna e il quaderno per scrivere dei suoi amori, dei suoi sogni e dei suoi errori…

Una madre e una penna. Sulla carta, il connubio perfetto per una lettura strappalacrime. Qui, invece, c’è un certo spirito nella scrittura, quasi una urgenza che rende la narrazione frammentata dal punto di vista cronologico ma libera sul filo del pensiero e del ricordo. C’è anche dell’ironia, mentre l’autrice ricorda la sua infanzia dura o i suoi amori, tormentati dal demone che era dentro di lei e che non le permetteva di trovare la sua pace interiore. In fondo è questo, lo scrive la stessa Ellen, lo scopo di questa scrittura anzi di questa rilettura del passato: fare la pace con i propri errori e con le proprie inquietudini. La speranza di madre, poi, è che questo tardivo percorso possa aiutare anche i figli a essere adulti consapevoli, ad anticipare la sofferenza, a ricordare che è l’amore la chiave di volta dell’esistenza. Le pagine hanno la forma del diario, si coglie l’intimità di alcuni passaggi, di alcuni pensieri, anche se l’autrice ha voluto dare a questo scritto “privato” un formato pubblico, con dichiarata umiltà e senza alcuna pretesa né educativa né letteraria. Bello leggere questo testo ripensando al premiato film d’esordio in regia del figlio Kim, anche se il ritratto del ragazzino protagonista poteva non essere del tutto autobiografico: i diversi tasselli ci restituiscono il quadro di una famiglia dall’apparenza sopra le righe eppure così vicina nella sua autentica umanità.



 

 

 

 
 
 
 

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