Fausto e Anna

Fausto e Anna

Anna si sveglia nel pieno della notte. “Saranno appena le due”, pensa mentre si rigira nel letto infreddolita. Forse ha sbagliato a non accettare la coperta in più offertale dalla zia la sera prima, ma Anna è fatta così: le dispiace dar pensieri o fastidio agli altri, le dispiace soprattutto che la gente debba occuparsi di lei, preferisce di gran lunga “passare inosservata”. È contenta di stare per un po’ dalla zia e di poter trascorrere del tempo con sua cugina Nora. Bruscamente tira via le coperte dal letto e apre la finestra incuriosita dal chiarore che filtra dagli infissi: una brezza pungente la investe. L’aria pura, i campi ancora deserti, i primi uccellini che iniziano a cinguettare e a svolazzare qua e là, un paesaggio di pura bellezza. È molto più tardi di quanto pensasse, l’alba si avvicina ed Anna si gode quel paesaggio insolito, il silenzio interrotto solo dal rumore della tramontana che si incanala fra le case. Si affaccia sull’uscio: il sole è ormai alto, una leggera nebbia sale dai campi ed Anna si siede su un muretto contemplando il paesaggio. È piacevole starsene così, “con la testa vuota e le membra intorpidite”...

Scritto nel 1949 ma pubblicato nei “Gettoni” Einaudi solo nel 1952, Fausto e Anna è stato successivamente ripubblicato sempre da Einaudi nel 1958 dopo una revisione che ha comportato alcune modifiche e dei tagli. La storia d’amore fra Anna e Fausto – giovane studente conosciuto per caso durante un incontro tra i padri dei due ragazzi – si preannuncia da subito travagliata. Anna è profondamente innamorata, mentre Fausto, forse anche vittima di complessi di inferiorità e di insicurezza, alterna momenti di violenta e assolutamente ingiustificata gelosia a periodi di profonda prostazione. Questo tira e molla costringerà Anna a lasciarlo e ad accettare la corte di Miro – un contadino buono, semplice e senza troppe ambizioni – mentre Fausto (divenuto nel frattempo professore) si unisce alle formazioni partigiane toscane del post armistizio. Una storia essenzialmente d’amore, di un amore delicato, mai consumato, in cui basta un bacio rubato per mettere in agitazione i due innamorati; un amore in cui Anna – la più paziente e forse anche la più realistica fra i due – accetta le continue provocazioni di Fausto, che pur amandola ne mette in evidenza i difetti e talvolta la insulta, deridendola per le sue aspirazioni piccolo borghesi che però nel suo intimo lo affascinano. Un rapporto odi et amo che – come scrive Giuliano Manacorda – Fausto estende anche all’esperienza partigiana: “Fausto vorrebbe fare la guerra ma come an honourable soldier, con il rispetto delle buone regole che i comunisti talora calpestano”. Al di là delle polemiche che seguirono dopo la pubblicazione del romanzo (letto da molti addirittura come uno scritto contro la Resistenza), Fausto e Anna è a nostro avviso una fra le più belle storie raccontate da Cassola. La lotta partigiana rimane rumore di fondo: in primo piano la vita, quella di tutti i giorni, che scorre inesorabile (“(…) senza grandi accadimenti, ma la vita accade”), che travolge gli uomini. Travolge Fausto, figura contraddittoria che alla fine porterà a casa due fallimenti – l’amore e la passione politica – ma non Anna: lei, come tutte le protagoniste dei romanzi di Cassola, asseconda la corrente, forse si accontenta, non può dirsi felice, si sente vagamente scontenta eppure sa riconoscere i rari e piccoli doni che la vita le offre, fosse anche solo un debole raggio di luna che filtra dalle imposte ed illumina le travi del soffitto. E le descrizioni ampie e colorate, lo stile di Cassola, scarno ma chiaro – quel linguaggio che l’autore stesso definì “subliminare” – rendono questo romanzo godibile fino alla fine.



 

 

 

 
 
 
 

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