Per favore, non facciamo gli eroi

Per favore, non facciamo gli eroi

Zivago, una moglie ed un figlio, medico indaffarato con un’amante, Lara, incinta di lui. Mentre sta operando un cuore dalle pareti “sottili come carta” la musica dal locale di spogliarello che si trova accanto comincia a suonare. “Il sassofono sale sempre più in alto, pretendendo la nostra attenzione. Pure la batteria e il contrabbasso si fanno sentire, ma sono gli alti e bassi del sax che ci svuotano dalla forza di resistere”… Fastidiosa quella sensazione di Dave: un maledettissimo pelo tra i denti che sembra invisibile, ma che lo sta facendo andare fuori di testa. C’è o non c’è? Non lo vede, ma lo sente, e dà noia. Almeno quanto basta per svegliarsi nel bel mezzo della notte e provare a toglierselo, invano. Quanto basta per sentirsi male a lavoro e dover uscire. Quanto basta per far cambiare gli umori di una giornata… La tragedia degli Hutchins trova forse le sue radici nel passato travagliato di Ben, in quell’incidente di qualche anno prima, quando si sciolse l’imbracatura che lo teneva su mentre stava potando alcuni alberi. Da allora, le gambe erano diventate piombo, impossibile muoverle. Impossibile anche parlare da quel giorno: Ben non ci riusciva più. Rudy, suo fratello, proprio non lo sopportava questo atteggiamento, avrebbe voluto un po’ più di considerazione! E poi il vecchio Hutchins e quel suo piagnucolare insopportabile… Troppo, troppo, troppo… Quando si arriva alle pagine in cui si parla di riscrittura, di come nascono gli altri lavori, delle introduzioni a saggi, romanzi e poesie, aneddoti quotidiani sfilano uno dopo l’altro tra le pagine: l’iniziale rifiuto a scrivere una prefazione alla sua raccolta di poesie e storie Fires (n.d.r. Voi non sapete cos’è l’amore in Italia). Meglio una postfazione, la “pre” sa di presuntuoso. Il lavoro che sta dietro la stesura di Dostoevskij: una sceneggiatura, libro che nasce da una richiesta del 1982 del regista Michael Cimino…

Poesie, racconti, frammenti di romanzo e saggi. L’ultimo componimento che troviamo nella sezione poesie, dedicato al Dottor Zivago e a Lara dà il titolo a tutta la raccolta. Per favore, non facciamo gli eroi si rivela una miscellanea eterogenea che ha come intento quello di raccogliere tutti gli scritti sparsi di Raymond Carver e di farli convergere in un unico volume che dà al lettore un’idea di quanto fosse eclettica e versatile la sua scrittura. Toni e stile adattati perfettamente al contesto e al genere. L’iniziale prefazione della compagna, Tess Gallagher, evidenzia ancor di più la capacità di raccontare di cose vere, concrete, con chiarezza e semplicità; la capacità di essere obiettivo da parte di Carver. La Gallagher ci introduce così in un mondo fatto di aneddoti sottili, ma che hanno influenzato in un modo o in un altro la direzione presa dei lavori. Ed è un vero piacere leggere qualcosa di un grande che non sia totalmente inflazionato, conoscere qualcosa in più di lui, soprattutto attraverso lavori meno noti. Anche i saggi, quelli che raccontano cosa sta dietro la stesura di un romanzo, di una poesia, di un racconto non hanno niente di banale né tanto meno di sofisticato. Un genio della prosa, Carver, che si presta alla poesia, per sua stessa ammissione, una poesia che effettivamente può essere letta come prosa, ma che non è assolutamente detto che per questo perda il suo fascino.

 
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