Fenomenologia di Diabolik

Fenomenologia di Diabolik

Di Diabolik non si conosce il nome, neppure egli sa come si chiami veramente. Unico sopravvissuto ad un naufragio, viene allevato in un’isola non segnata sulle mappe e governata da un gruppo di criminali e dal loro capo, noto come King. Cresciuto come un figlio da tutti quanti, il giovane ragazzo apprende tutte le conoscenze scientifiche e le tecniche di combattimento possibili, fino al giorno in cui non cresce abbastanza per ribellarsi al suo padre putativo ed affrancarsi dal suo retaggio. Dopo una tragica e rocambolesca fuga nel mondo civilizzato e col solo nome di Diabolik, uomo, si stabilisce nella città di Clerville con lo pseudonimo di Walter Dorian. Di lì i primi furti, i primi successi ed il primo arresto e, soprattutto, l’incontro con la sua futura partner, Eva Kant e l’inizio della sua carriera di Re del terrore, uomo dai mille trucchi, genio criminale e signore dei travestimenti. Diabolik non ama rilassarsi, ogni colpo è studiato e meditato a lungo, ogni guadagno sosterrà la prossima impresa ed a lasciare la sua firma saranno la sua immortale Jaguar E-Type ed il suo coltello, arte in cui è un raffinato maestro. E sempre al suo inseguimento uno stoico/storico rivale, l’Ispettore Ginko…

Andrea Carlo Cappi, autore non solo di questo saggio, ma anche di alcuni romanzi sullo stesso personaggio di Diabolik, realizza un libro veloce e coinvolgente su uno dei protagonisti del fumetto nero italiano e vero e proprio apripista del genere. Creato negli anni Sessanta da Angela Giussani in seno all’editore Sansoni e sotto l’etichetta Astorina, Diabolik venne ideato con un target preciso. La Giussani voleva creare un prodotto di rapido consumo, intrigante e pratico, sia nel costo che nel formato, destinato a quel lettore pendolare di una Milano già frenetica e veloce. Se il giallo ed i romanzi neri erano una lettura comune in quegli anni, Diabolik varò il fumetto nero italiano con un successo immediato, non senza incappare in vicissitudini legali per il solo fatto di essere sostanzialmente un criminale. Questi sono solo alcuni dei retroscena che Cappi svela nel suo libro. Insieme ad un dotto excursus sui padri celebri di Diabolik, ossia quei Fantomas, Arsenio Lupin e Rocambole che animarono la letteratura francese tra la seconda metà dell’Ottocento ed i primi Novecento, Cappi ci racconta, poi, il Diabolik del cinema e della televisione e della sua ultima incarnazione fumettistica DK. Le sezioni più sfiziose restano, però, la sua precisa analisi di quella che è la geografia giussaniana ‒ ovvero le origini della città di Clerville e delle altre città che hanno fatto da scenario alle imprese di Diabolik durante la sua ininterrotta carriera – e la parte relativa al suo modus operandi, facendo letteralmente i conti in tasca all’antieroe della Astorina. Largo spazio è dedicato, infine, ai comprimari Eva Kant e Ginko, due figure di cui l’autore estrae due profili ormai iconici ed indispensabili per una formula che macina ancora pagine e lettori.



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