Fer-de-Lance

Fer-de-lance
Nero Wolfe spiega ad Archie Goodwin che ha intenzione di rinunciare alla birra di provenienza clandestina (a condizione però di trovarne una marca migliore) che da anni compra a barili (ne beve cinque litri e mezzo al giorno, ma non sono poi tanto indispensabili e portano via troppo tempo, per questo quattro e mezzo vanno più che bene…) e conserva nella frescura dello scantinato. Proprio mentre Archie e Nero stanno discutendo e osservano in controluce il colore ambrato delle diverse birre ricevono la visita del loro amico Durkin che viene a chiedere un favore a Wolfe in persona. Il favore è per un'amica di sua moglie, tale Maria Maffei, di chiara origine italiana, preoccupata per la sorte del fratello Carlo, scomparso da qualche giorno. Maria Maffei è disposta a spendere una bella cifra perché si ritrovi, in qualunque modo, suo fratello: fa la governante in un bellissimo appartamento in Park Avenue e abita lì. Suo fratello Carlo è più vecchio di lei di due anni ed è un tipo di poche parole che ultimamente ha avuto una vita difficile (anche perché ama un po’ troppo alzare il gomito). Nero Wolfe pensa che la cosa migliore da fare sia quella andare a vedere la pensione di Sullivan Street in cui alloggia Carlo Maffei, parlare con gli altri inquilini, esaminare la sua stanza e tornare portando a lui qualsiasi oggetto che (a prima vista) sembra irrilevante. Chiaramente ad andarci non è lui, ma Archie Goodwin con la sua spider nera luccicante e la sua memoria notoriamente fotografica...
Originariamente pubblicato nel 1934 da Farrar & Rinehart, Fer-de-Lance è il primo romanzo giallo scritto da Rex Stout (in Italia è uscito nei Gialli Mondadori col titolo: La traccia del serpente), il grande vecchio della letteratura poliziesca americana che così tanto ammirava Sherlock Holmes (e che proprio in quel periodo era tenuto sotto stretta sorveglianza di J. Edgar Hoover, direttore del Federal Bureau of Investigation perché considerato comunista e nemico dell’FBI). Una crime story classica (proposta con una nuova, eccellente traduzione) che introduce uno dei più grandi detective della storia del giallo, quel segugio sedentario sovrappeso (irritabile e agorafobico) di Nero Wolfe. Vera protagonista di Fer-de-Lance è indubbiamente la scrittura inventiva e colloquiale di Rex Stout. Una prosa dallo stile brillante, estroso, piacevole, condita di dialoghi spassosi, ma anche ricca (e feconda) di personaggi azzeccati. Gioia pura per chi ama il genere, soprattutto per il tocco inconfondibile di Stout e per la presenza ammaliante di Nero Wolfe.

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