Ferma così

Ferma così
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Andare a scuola, frequentare i corsi, mangiare, dormire, chiacchierare con i genitori: tutto è irrimediabilmente pesante, per Caitlin. Gli sguardi dei compagni, l’indifferenza dell’insegnante, le domande inopportune e quelle che sarebbero opportune ma non arrivano mai. Dopo la morte di Ingrid, per Caitlin il mondo è congelato, come il suo cuore. Perché la sua migliore amica non è morta e basta: Ingrid si è suicidata. Eppure loro passavano insieme una quantità di ore imbarazzante. Parlavano di tutto, ridevano, piangevano, le cose delle amiche insomma. Com’è possibile che Ingrid abbia covato dentro di sé un progetto così sconvolgente senza che Caitlin se ne accorgesse? Il dolore, misto a senso di colpa, tiene la ragazza isolata dal mondo, anche dal ragazzo figo che tenta di avvicinarla, anche dalla studentessa nuova che pare un po’ strana ma ha una bella testa. Fino alla scoperta del diario: sotto il proprio letto, impolverato e messo lì quasi per sbaglio, il libricino azzurro racconta alla ragazza di una Ingrid nascosta, diversa, che custodiva un dolore grande e inguaribile. Che amava e soffriva in una vita interiore parallela, che scattava fotografie meravigliose al mondo fuori e comprimeva quello dentro. Così, anche senza volere, Caitlin è costretta a riaprire il capitolo di un dolore con cui non riesce a venire a patti, mentre il mondo intorno a lei cambia e si muove, mettendola di fronte a emozioni nuove…

Il dolore di vivere. Per Ingrid, la fine di tutto, per Caitlin, un nuovo inizio. È su questo secondo aspetto che il romanzo si concentra, sul dramma di chi resta e deve capire? accettare? forse solo convivere con un dolore che non si può spiegare e che lacera col senso di colpa. Così l’amica che rimane percorre in un anno un cammino durissimo che attraversa tutte le fasi dell’elaborazione del lutto e della perdita. Intorno a lei, i tanti che hanno vissuto quello stesso dramma ma lo affrontano in maniera e con ruoli differenti: i genitori della sopravvissuta, gli altri amici, il quasi fidanzatino della scomparsa. Personaggi disegnati in maniera delicata e rotonda che svelano, un po’ alla volta, un modo unico di vivere la vita “dopo” e presentano quindi, al lettore, un repertorio di possibili reazioni e sentimenti. Tutti ugualmente validi, legittimi e necessari per andare avanti e ricominciare. Ma come per il vecchio cinema, solida metafora della storia, per ricominciare è necessario demolire, lasciar andare. Consapevolmente. Una storia toccante ma senza eccessi, raccontata con una sensibilità notevole (forse perché anche l’autrice ha vissuto, adolescente, l’esperienza del suicidio di un compagno di scuola?) e che porta per mano giovani e adulti sulla strada che dalla perdita porta alla rinascita.



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