Ferro e sangue

Ferro e sangue
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Stoccolma. La dura e curiosa Annika Bengtzon, esile snella spigolosa, separata e ora felicemente accompagnata con Jimmy (due figli a testa), è molto preoccupata. E ne ha ben donde. Si è accasciata a terra ed è svenuta all’improvviso per un attacco di panico, è costretta ad andare dalla psicologa e faticosamente racconta i propri incubi; il dedito direttore del quotidiano dove lavora le rivela segretamente che presto chiuderanno l’edizione cartacea, per lei come per ogni giornalista (non solo di Nera) è un trauma (ormai quasi universale); la madre la chiama a sorpresa perché pare sia sparita la sorella minore Birgitta, con entrambe non andava affatto d’accordo. E riappaiono alla necessità di cronaca pure due vecchi casi terribili: la sua prima firma sul giornale 15 anni prima riguardava l’omicidio di una spogliarellista diciannovenne, il certo colpevole si era garantito un alibi tramite false testimonianze degli amici, i lettori hanno chiesto di leggere ancora su quella vicenda senza condanna, avvenuta quando non c’erano efficaci esami dell’eventuale Dna; sta per aprirsi il processo al Carpentiere ed erano stati proprio i suoi articoli che avevano portato alla cattura del serial killer, una brava collega segue le testimonianze e la tiene al corrente, tanto più che torture e delitti sono avvenuti per decenni in vari Paesi, simili, insoluti e ancora in corso. Investiga con acume come al solito, sia sui propri affetti e passioni che su delitti e crimini, si trova a girare molto con la Volvo e a correre svariati rischi…

La scrittrice e giornalista svedese Liza Marklund (Pålmark, vicino al Circolo Polare Artico, 1962) in 17 anni (1998-2015) ha pubblicato 11 romanzi della serie di Annika Bengtzon, con grande successo in tutt’Europa come negli Stati Uniti e riduzioni cinematografiche e televisive. La protagonista è sempre tormentata, parafulmine di immensi guai che accompagnano le sedute dalla psicologa e i pensieri personali di ogni storia (per quanto la narrazione sia in terza varia al passato): la tragedia del padre ubriacatosi e morto per assideramento quando aveva 17 anni, la condanna per l’omicidio colposo del fidanzato che la perseguitava con violenza, i continui fastidi causati dal rancore sordo e cattivo del marito che la tradiva, il frequente coinvolgimento professionale (e non solo) in fatti di cronaca estremi. Leggiamo di una persona “al limite” e ciò finisce per rendere ogni romanzo intenso e interessante, quasi un’avvincente monotonia. Il ferro e il sangue del titolo richiamano anche la fonderia dove lavorava il padre del fidanzato ucciso, lo va a incontrare e lui non le dà torto. Molto utili e attuali le riflessioni su nazioni e mondo privi di quotidiani, i cambiamenti nell’immagine urbana (le edicole, le locandine, la raccolta dei rifiuti, le attività durante i trasporti collettivi), nell’apprendimento rispetto a formato e contenuto (come si legge, quanto si ricorda), nella quantità e qualità della domanda e offerta di lavoro “giornalistico”. Tutti, comunque, usano il “tu” e si tolgono le scarpe quando entrano in un appartamento. Vino di qualità, da sudafricani Merlot e Shiraz alla Rioja del 2004.



 

 

 
 
 
 

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