Fervore

Fervore
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I ragazzi pregano in silenzio. Il loro è un lento salmodiare cullato solo dal vento primaverile: il vento che leggero sfiora i loro corpi giovani e imberbi si infila sotto le tuniche, attraversa le radici, muove la terra, le erbe benefiche e quelle velenose. Il vento della primavera che porta fervore e scompiglio nelle menti e nei cuori. Il noviziato è una esperienza fondamentale per tutti i ragazzi che vivono nel convento di Renacavata. Dodici mesi lontani dagli affetti e dal mondo, sperduti in una valle tra l’Umbria e le Marche, passano il loro tempo pregando e lavorando la terra, si sono spogliati dei loro vestiti quotidiani e hanno indossato il saio. Le loro celle sono piccolissime, affacciate sulla valle. Si va a letto all’imbrunire e ci si sveglia all’alba. Tutto è frugale, parco. Ma nulla può fermare la mente, i pensieri, non si riesce quasi a soffocare le proprie pulsioni – soprattutto la notte – quando il richiamo della propria “carnalità” e della propria giovinezza diviene irrefrenabile. Alcuni ragazzi riescono a superare i dodici mesi di noviziato e dunque avere la possibilità di poter essere definitivamente ammessi alla vita monastica, altri rinunciano: il richiamo del mondo e degli affetti è più forte e tornano sui loro passi…

Emanuele Tonon, il cui esordio narrativo nel 2009 con Il nemico, edito della ISBN, è stato uno dei romanzi più significativi di quell’annata, questa volta si cimenta in una narrazione complessa. Fervore è da un lato un’opera autobiografica (Tonon è stato realmente per un anno in convento) dall’altra una lunga meditazione sulla religione, sulla presenza/assenza di Dio, sulla ricerca incessante di una ragione per restare al mondo, trovare una bussola che orienti i nostri passi incerti in questa vita. La scrittura è potente, solenne, maestosa, il periodare è complesso e allo stesso tempo capace di regalare puro piacere a chi si cimenta nella lettura. L’autore ci accompagna in un mondo che non conosciamo, che è lontano anni luce dalla nostra vita frenetica, dal nostro essere sempre e costantemente connessi e “online”, là dove il pensiero si fa profondo, dove ci si scava dentro, in una valle nella quale bisogna ancora stare attenti a dove si mettono i piedi per non incorrere nel morso delle vipere. È necessario decidere di arrendersi, di lasciarsi trasportare della scrittura di Tonon, immergersi completamente nella sua opera, scorgere la luce e gli abissi del pensiero, provare a porsi delle domande e lasciarsi sfiorare dall’angoscia che attanaglia il protagonista del romanzo. Un’esperienza ricca e, certo, anche dolorosa: ma non ve ne pentirete.



 

 

 

 
 
 
 

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