Fiaba per il Natale

Fiaba per il Natale

Nel tardo pomeriggio dell’ultima domenica dell’Avvento, Louise scende dalla collina dove abita a Göttingen per andare in città a procurarsi le candele per ornare l’albero di Natale. Tornando a casa decide di attraversare la foresta, anche se il tempo sta peggiorando: il vento soffia deciso e una pioggia sottile e fitta comincia a cadere. Ad un tratto scorge un uomo anziano alto, dai capelli e le sopracciglia bianche, coperto dal cappuccio del suo mantello, appoggiato ad un bastone nodoso e con un sacco verde da montagna sulle spalle. L’uomo sembra seduto tranquillamente su una panca a riposare. Il fatto strano è che Louise è sicura che in quel punto non c’è mai stata una panca. E infatti, quando guarda con attenzione, la donna si rende conto che lo strano uomo è comodamente seduto… nell’aria!Le manca il respiro per la paura e vorrebbe “sfrecciare via il più possibile svelta”. Ma poi pensa che “ fuggire davanti a ciò che ci spaventa è la cosa peggiore da farsi!” …

Tra circa venti volumi e un centinaio di articoli e saggi – in Italia tradotti poco o niente – di questa raffinata intellettuale, nota più per le sue frequentazioni (amicali, sentimentali e sessuali) che per i suoi scritti, c’è anche questa breve fiaba scritta nel 1907 quando Louise Andreas von Salomè (nota anche come Lou Andreas Salomè o semplicemente Lou Salomè) ha quarantotto anni. I destinatari sono Bubi e Schnuppi, pseudonimi di Reihnold e Gerda, figli dell’amica Helene Klingenberg; la fiaba verrà pubblicata qualche anno più tardi insieme ad altre due lettere destinate agli stessi bambini. Come spiega la curatrice Alba Chiara Amadu nell’ottima postfazione, la fiaba contiene “delle stratificazioni di significato che si prestano a diverse letture e si rivolgono a differenti lettori”. La biografia stessa dell’autrice, che la curatrice illustra in breve, evidenzia come ogni scelta di vita della Salomè sia stata determinata dal desiderio di indipendenza nel quale anche lo studio è inteso come atto liberatorio. Ecco perché anche in una “semplice” fiaba lei appare “consapevole della centralità che le dimensioni formative e educative hanno per l’essere umano”. Il Natale, che per lei è metafora del “grande compleanno universale” e “giorno della vita”, diventa occasione per rispondere alle domande dei bambini – esemplificate anche dalle richieste a Babbo Natale – e spronarli a porne sempre altre: “attraverso l’interrogarsi, scopriranno il gusto stesso della conoscenza che è depositato nella loro umanità”. In altre parole, si tratta di un racconto semplicissimo che ricerca invece il significato dell’esperienza formativa, e il linguaggio “da fiaba” offre la possibilità di guardare, e quindi cercare le risposte alle domande esistenziali, da prospettive diverse. Solo ponendosi domande e ricercando risposte l’uomo realizza il proprio peculiare essere, il suo “essere esistente”, quello che il tedesco chiama Dasein, appunto perché il gusto della conoscenza è insito nell’essere umano, non soltanto bambino. La Fiaba per il Natale è quindi solo apparentemente un racconto per bambini ma anche occasione per gli adulti per affrontare domande più impegnative sull’esistenza.



 

 

 
 
 
 

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