Fieri della Resistenza

Fieri della Resistenza

La Resistenza è nata da una scelta: ascoltare le sirene del “tutti a casa” ed optare per la sopravvivenza, il calore della famiglia, l’infoltimento della cosiddetta zona grigia che non si schierò da alcuna parte oppure interpretare l’8 settembre – secondo il motto di Giovanbattista Vico – come la trasformazione di quella che era una traversia in quella che aveva tutta l’aria di essere una irrinunciabile opportunità: l’opportunità di mutare la passività indotta dalla dittatura in uno slancio di dignità e nell’esigenza di una presa di coscienza totale e definitiva. Chi salì in montagna o chi collaborò in vari modi con la Resistenza nelle città e nelle campagne lo fece con le motivazioni più svariate appartenendo, per idee e orientamenti politici, ad un arco di riferimento molto, molto più vasto di quello cui solitamente si fa riferimento. Dai comunisti, ai socialisti, agli azionisti, ai cattolici, fino ai liberali ed ai monarchici tutti furono accomunati da un unico scopo: combattere il nazifascismo. Da questo comun denominatore antifascista per il quale tantissimi patirono la galera, la tortura, la morte nacque un nuovo senso di appartenenza nazionale, un impeto di orgoglio per “essere in pace con la tua coscienza, presentabile di fronte a qualsiasi istanza giudicante”…

Fieri della Resistenza. Perché? Giovanni De Luna – che ha dedicato gran parte della sua ricerca storica proprio allo studio della e sulla Resistenza – ci dà otto motivi per farlo. Perché ci dà speranza: i partigiani erano donne e uomini comuni animati, come tutti, da limiti e passioni. Eppure, al momento di decidere fecero la storia dando il meglio di sé, migliorando essi stessi e questo Paese. Perché nel caos dell’8 settembre fu una macchina che si mise in moto con lentezza, spesso con confusione, ma approdando ad una conclusione che è stato un vero e proprio miracolo organizzativo. Perché è stata una rivoluzione morale che ha conciliato posizioni irriducibili e, come scrisse Carlo Levi: “Ciascuno faceva quello che faceva con naturalezza […] tutti si capivano: in città e in campagna: e si poteva battere a tutte le porte, e si aprivano senza bisogno di parole d’ordine”. Perché mise insieme impegno civile ed impegno religioso ciascun partigiano cercando dentro di sé le motivazioni più alte per prendersi queste responsabilità davanti al popolo ed alla storia. Perché ha insegnato a disobbedire, a pensare ed a scegliere. A disobbedire ad un sistema di potere dell’uomo sull’uomo; a rivendicare di essere donne e uomini liberi; a pensare autonomamente a cosa fosse giusto e cosa no. E scegliere da che parte stare.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER