Figli di sangue e ossa

Figli di sangue e ossa
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Zélie impugna con forza il bastone da allenamento, tentando di nascondere il proprio nervosismo di fronte a Mama Agba. La donna dalla testa rasata che da anni allena le ragazze di Ilorin a battersi sta per fare la sua scelta: oggi una delle quindici presenti nell’ahéré potrà affrontare Yemi in combattimento e passare di grado. È Zélie ad essere scelta, tra tutte le giovani indovine. Il combattimento ha inizio. I bastoni si incrociano, volano colpi sempre più rapidi e decisi. Finché la voce di Bisi avverte: “stanno arrivando”. In un attimo, Zélie si ritrova in mano un ago di legno, mentre manichini di canne, dashiki e tessuti colorati prendono il posto dei bastoni. L’ahéré si trasforma in un innocuo laboratorio, un istante prima che le guardie del re facciano il loro ingresso scostando la tenda. Come quasi tutti i soldati di Orïsha, la loro carnagione è bruna, i capelli neri. Tengono la mano sull’elsa della spada di majacite, lo stemma della casata reale con la leopardera delle nevi brilla sui loro pettorali. Sono passati a ritirare l’ennesima tassa sulle larve. È così che chiamano Zélie e quelli come lei. Gli indovini superstiti, dalla pelle d’ebano e la chioma bianca, marchio della divinità che un tempo distingueva i rari e sacri clan maji, venerati in tutta Orïsha per i loro poteri magici. Almeno fin quando la venerazione non era diventata paura. Fino all’improvvisa, inspiegabile scomparsa della magia, che aveva lasciato i maji privi di difese di fronte alla crudeltà del re Saran, determinato a eliminarli. Fino alla terribile notte del Raid, che Zélie rivive ancora nei suoi peggiori incubi. Non può fare a meno di ripensare a Mama, una dei più potenti Mietitori della sua terra, in grado di controllare la vita e la morte, trascinata inerme fuori dalla baracca, il collo stretto da catene di majacite…

Magia e dèi, eroi e potere, principesse e animali fantastici, tradimenti e battaglie all’ultimo sangue. Ingredienti di una più che classica lettura fantasy, quale può apparire Figli di sangue e ossa ad una lettura superficiale. Ma il mondo che prende vita nel romanzo d’esordio della giovanissima Tomi Adeyemi, primo di una annunciata trilogia, è molto più di questo. Il regno di Orïsha è una prova di geografia fantastica assolutamente riuscita, che attinge il suo grande fascino dalle atmosfere incontaminate e già vibranti di spiritualità della terra d'origine dell’autrice – la sua famiglia è originaria della Nigeria –, dalle tradizioni nord-africane, dalle conturbanti storie della mitologia yoruba. Un mondo vivido e originale, così come originale si rivela la scelta di calare in uno scenario fantasy figure tradizionalmente escluse o poco considerate dal genere. La particolare fisionomia del popolo maji rivela sin dall’inizio il sottotesto sociale e politico del libro, che attraverso il simbolo e la trasposizione fantastica si fa denuncia di una lunga storia di oppressione, discriminazione, violenza. “Tutto il dolore, la sofferenza, l’afflizione e il cordoglio presenti in questo libro sono reali”, spiega l’autrice nella postfazione, facendo nomi e cognomi di vittime, carnefici, sopravvissuti, additando violenze a cui mai è stata resa vera giustizia, auspicando un impegno collettivo, unico modo in cui una vera rivoluzione, come nel libro quella attuata dalla giovane Zélie per riportare la magia – potere, dignità, giustizia – ai maji, potrà realizzarsi. La Adeyemi non si risparmia nel narrare una sofferenza sentita e profonda, leitmotiv della storia di Zélie e della sua gente. Inventa riti, intreccia avventure con la perizia di una narratrice d’esperienza, racconta di diversità e solidarietà, di amicizia e affetti – non mancano ship romantiche che pure si fermano ad un minuscolo passo dal cliché per rimanere ben ancorate alla storia –, di crescita, di speranza. Lo fa con una cifra stilistica immediata, estremamente scorrevole, che procede spesso per brevi climax - in questo forse risultando un po’ troppo “scolastica”. Non sorprende che Figli di sangue e ossa sia divenuto uno dei maggiori casi editoriali dell’anno passato. Per tutto ciò che si è detto, quantomai attuale nei tempi tumultuosi del Black Lives Matter. Nell’ottica di una maggiore inclusività, anche di genere – le voci senz’altro più potenti del romanzo sono quelle femminili. E in fin dei conti perché, e per quanto ci riguarda soprattutto, è una prova fresca, toccante, avvincente. Dal romanzo verrà inoltre tratto un film per Fox 2000.



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