Figlie dell’estate

Figlie dell’estate
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All’inizio pensa sia un errore. Non riceve molta posta, solo qualche oggetto che ordina via Internet, quando non lo trova nei negozi del paese. E poi, c’è un francobollo francese. Eppure il nome è il suo, manca il mittente, ma la busta è indirizzata a lei. All’interno, una breve lettera ed una polaroid. La lettera la informa che la casa di Coulard è ormai vuota da molto tempo. La pittura esterna si sta scrostando, nuoce all’immagine del piccolo paesino turistico una casa allo sfacelo. Le si chiede se ha intenzione di venderla, affittarla oppure quanto meno ristrutturarla. La polaroid mostra la casa: bianca, con il tetto rosso ed un melo davanti. Juno non capisce esattamente il senso di quella lettera, non conosce nemmeno Coulard, non sa dove sia, ma subito ha la chiara percezione di essere venuta a conoscenza di qualcosa a lei tenuto fino ad ora nascosto; sente che alcuni pezzi della sua vita, sconnessi e confusi, forse potrebbero con questa nuova scoperta trovare un giusto incastro. Ovviamente, non c’è tempo da perdere: cerca in Google la casa, ne studia l'indirizzo, ne segna il percorso - dalla Germania alla Francia - sull’atlante. Prima però, Juno si reca da sua madre, per cercare qualche spiegazione, per trovare almeno un indizio dal quale partire. Ma la madre è reticente, dice di non saperne nulla anche se pochi giorni dopo, con modi spicci e senza dire altro, le consegna un mazzo di chiavi...

Un romanzo delicato e raccolto, in cui si alternano fino alla fine i ricordi dell’infanzia della protagonista con le vicissitudini del suo viaggio alla ricerca di una propria identità. Atmosfere sospese, frasi brevi, molti colori, sapori, odori che rendono palpabile il racconto che così riesce ad avere una struttura salda nonostante la storia venga rivelata in maniera frammentaria, quasi sconclusionata, attraverso rapidissime sequenze. Il romanzo punta i riflettori sulla famiglia, nucleo nel quale da sempre vorremmo poterci sentire protetti ed amati ma anche, nello stesso tempo, luogo di disagio e di conflitti che condizionano le scelte future. Nel particolare, la comunicazione - o la sua assenza - può essere deleteria se non dà certezze o se almeno non offre una rete per i dubbi dell'anima. Solo con la verità, quando ogni cosa emerge dagli abissi del non detto e del taciuto per qualsivoglia motivo (vergogna, non accettazione, rabbia) sembra che si possano finalmente abbracciare anche le mancanze, apprezzarne quasi l'esistenza, e poter procedere in un percorso di costruzione del sé con maggiore consapevolezza. Un bel romanzo breve, da leggere alla sera, al tramonto, alla luce di una candela.



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