Finalmente ti scrivo

Finalmente ti scrivo

Quanto può essere complesso l’amore? Quanto può esaltare e poi far soffrire? L’oggetto d’amore non c’è più: è il momento per mettere ordine nei pensieri. Ma soprattutto nel tumulto dei sentimenti, delle emozioni, delle sensazioni. Tutte estremamente forti. Tutte vissute con lui. Un uomo tanto più grande di lei, che le ha insegnato la vita ma non le ha saputo e potuto dare quello di cui lei aveva bisogno. I ricordi prendono il sopravvento. Sono ricordi semplici, quotidiani. I loro viaggi, le serate insieme. La forza della verità a tutti i costi. E poi ci sono le lettere, almeno un centinaio. Appartengono a dieci anni trascorsi insieme. Appartengono a lei. E a nessun’altro. Le distruggerà per non darle in pasto ai curiosi. Rileggerle adesso è possibile, quasi necessario. Lui si tormenta per le fughe di lei e per i suoi ritorni, per non riuscire a trovare pace insieme, perché sente il suo amore traboccante non corrisposto. È con rammarico e sofferenza che lui le scrive “Poi ci sono io”, alla fine di una interminabile lista di impegni. Il sesso appassionato e appagante all’inizio, difficile alla fine del loro tempo insieme. La complicità e la lontananza. L’intesa e la distanza. L’amore, il tradimento, la gelosia, lo struggimento. Eppure nessuno saprà mai amarla come lui. Ne sono certi entrambi. Ora più che allora…

Lui è Alberto Moravia. Lei è Carmen Llera, sua moglie (dopo Elsa Morante e la compagna Dacia Maraini) dal 1986 fino alla morte di lui. Quarantasei anni di differenza. Carmen è inquieta, insoddisfatta e perennemente in cerca di qualcosa che la renda felice. Oggi ha bisogno di fare i conti con il passato. Un passato con una presenza ingombrante eppure delicata come quella di Moravia. Un uomo appassionato e fragile, che forse lei non ha saputo apprezzare fino in fondo. La fatica di vivere l’attanaglia (ieri come adesso): l’unico sollievo è nella lettura e l’unico principio guida è il piacere. È sola, come lo era prima. Per scelta o, forse, per incapacità di amare. Finalmente ti scrivo può apparire semplicemente la risposta di Carmen alle lettere di Alberto (che diventano pretesto per parlare di lei, per esplorare la sua anima). In realtà è un flusso di pensieri che scorrono ad un ritmo sostenuto dall’assenza di punteggiatura, per l’urgenza di scrivere. In un viaggio interiore personalissimo si inseriscono frammenti di vita, scatti di quotidianità. E quegli scritti, intensi e appassionati, che aprono e chiudono il testo, e lo inframmezzano come una partitura doppia. Non si può non restare coinvolti eppure la sensazione dominante è quella di spiare un amore difficile da comprendere, di essere un intruso in questo ricamo di parole e ricordi, di violare un nido di intimità. Di spalancare una porta che è stata solo socchiusa.



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