Finché morte non ci separi

Finché morte non ci separi
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Sono le 03.21 del 3 giugno quando tutte le pattuglie del distretto provinciale di Stoccolma ricevono una chiamata che le indirizza nella zona di Bondegatan per una presunta sparatoria. A dare l’allarme è il signor Gunnar Erlandsson, che abita al secondo piano del palazzo in cui si è udito lo sparo. Il colpo proviene presumibilmente dall’appartamento di Julia e David Lindholm e la notizia per l’agente Nina Hoffman che arriva sul posto è sconvolgente. Non solo Julia è una sua cara amica, ma David è un commissario molto noto grazie ai numerosi casi su cui ha investigato e al programma televisivo Crimini a cui ha partecipato. Nina confida in un falso allarme, ma quando lei e i colleghi irrompono nell’appartamento lo scenario è agghiacciante e a rendere ancora più atroci gli eventi di quella notte è la scoperta che il figlio dei Lindholm, Alexander di appena quattro anni, è scomparso. Quando Nina soccorre Julia che si trova chiusa nel bagno in stato confusionale la sente pronunciare la frase “Se l’è portato via lei. L’altra donna. Si è presa Alexander”. Chi può avere compiuto un gesto così estremo? Il delitto finisce inevitabilmente su tutti i giornali e le speculazioni si sprecano. A prendere in mano la storia è Annika Bengtzon, reduce da un terribile incendio che le ha portato via tutto, ma pronta a buttarsi sulla nuova inchiesta giornalistica dopo il successo del suo pezzo sull’assassinio del Nobel…

Fin dalle prime righe si viene trascinati nelle buie strade di Stoccolma e insieme agli agenti che ricevono la segnalazione si procede minuto dopo minuto fino al palazzo dove si è consumato un delitto. Si ascolta la prima testimonianza e si procede su per le scale fino a spalancare la porta e trovare i segni del tragico evento: un omicidio e un presunto rapimento di minore. Un delitto in verità senza suspense, con una narrazione lineare, non batte il cuore in attesa di scoprire il colpevole, si passa da una scena all’altra e si attende la resa dei conti. Personaggi ben caratterizzati e familiari al lettore, come la giornalista Annika Bengtzon in balia dei suoi guai, infelice, vittima di un marito odioso e di una serie angosciante di sventure, ma lucida nel suo lavoro. In questo romanzo Annika è ancora in cerca di un equilibrio e non ha la consapevolezza e la forza che segneranno la sua evoluzione in Legno e sangue. Innegabile la capacità di Liza Marklund nell’inserire elementi contemporanei riguardanti la società, la burocrazia, i rapporti umani, l’interesse personale in ambito lavorativo, la violenza su donne e bambini sia fisica che psicologica, elementi di cui vengono evidenziati i meccanismi. Uomini e donne prigionieri dei loro demoni e delle loro ambizioni. Gli stessi argomenti che la scrittrice, giornalista e ambasciatrice UNICEF, conosce bene e tratta nei suoi articoli e nei documentari che produce.



 

 

 
 
 
 

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