Finché notte non ci separi

Finché notte non ci separi
Dante sono quattro anni e un mese che ci pensa. Esattamente dal giorno del funerale di suo padre. Era di giovedì, e lui all'epoca aveva solo ventiquattro anni. Una cosa improvvisa. Il sabato era ancora li con loro, la domenica era entrato in coma e il lunedì era morto. Un tormento inspiegabile che aveva portato la famiglia nei mesi successivi a intentare una causa nei confronti dell'ospedale e di quel dottor Ranieri che per ultimo lo aveva avuto per le mani. S'era anche presentato al funerale, Ranieri, s'era preso il lusso persino di andarlo a consolare, di dirgli quanto lui e sua sorella gli ricordassero i suoi due figli poco più che adolescenti Federico e Cristina, il tutto mentre suo padre finiva sepolto per sempre sotto cumuli di terra umida. Era stato allora, sentendo quel nome, Cristina, che Dante aveva covato il suo primo germoglio di vendetta... È un venerdì uggioso e noioso, a Bari. In un appartamento da studenti fuori sede Sonia e la sua amica Elisa fanno programmi per la serata. Sonia sta spiegando alla fidanzata di Dante che ci sarebbe una festa in una villa fuori mano dove poter fare ancora una volta “quel lavoretto”. Due professionisti della Bari bene hanno organizzato un festino e uno dei due ha richiesto una minorenne, ed Elisa nonostante i suoi venticinque anni l'aria dell'adolescente ce l'ha ancora intatta. La ragazza è restia, l'ha già fatto una volta quel giochino pericoloso, assecondare maniaci perversi cercando di incastrarli poi con telecamere nascoste, ma alla fine anche questa volta si fa coinvolgere inconsapevole di cosa le ha riservato quella notte il suo destino... Quel venerdì Arturo Ranieri si sveglia di soprassalto mentre il cellulare continua a trillare. Si è ancora una volta addormentato sul divano. La casa è al buio. Sua moglie deve essere già a letto. La testa è pesante, deve aver ecceduto con il whisky. Sbircia assonnato il display, è sua figlia Cristina. L'uomo risponde ma dall'altro capo sente solo un unico disperato grido di aiuto dalla voce di sua figlia, prima che la linea cada inesorabilmente...
Eva Clesis, istrionica scrittrice barese capace trasversalmente di attraversare più generi letterari, in questo ultimo romanzo ci regala un noir ad alta tensione e elevatissima concentrazione di adrenalina, nel quale dolore e vendetta si fondono in un unico incandescente detonatore. In una Bari livida come i torbidi personaggi che l'attraversano, la Clesis mette in scena un dramma esistenziale che seppure dilatato su quattro anni, si consuma tutto in un'ultima, disperata notte. Dante, unico personaggio a parlare in prima persona, rapisce la figlia del medico che secondo lui ha la responsabilità della morte di suo padre avvenuta anni prima, mentre la sua fidanzata Elisa finirà coinvolta in un gioco perverso troppo più grande di lei e la famiglia Ranieri, allertata dal grido d'aiuto della loro figlia, girerà in lungo e in largo una città cupissima ai cui margini però impazza noncurante il “divertentismo” prefestivo. E mentre su Bari alla fine una timida alba rosa prova a portare un barlume di luce sulla nottata ostile appena trascorsa, sui protagonisti - i cui destini finiranno indelebilmente marchiati - si abbatterà invece il buio delle tenebre, perché niente per loro dopo quella notte potrà più essere lo stesso.

Leggi l'intervista a Eva Clesis

 

 

 

 
 
 
 
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