Fino alla fine dei giorni

Fino alla fine dei giorni

Bill e Jenny. 1975. Nel cuore di New York essere stylist ricercati e persone riservate è singolare, eppure, quando è l’ora, tra le sale e i teatri, i loft e i più noti hotel la giovane Arden, appassionata e instancabile, dà spettacolo di operosità. Sono i giorni della fashion week e le corse da una parte all’altra, i backstage, gli avvenimenti sono ormai parte anche della vita di Bill: “si era innamorato della consorte sin dal primo giorno in cui l’aveva vista ed era solito ripetere che era stato il fato a farli incontrare”. Sì, perché lui, avvocato, rampollo dell’alta società, uomo non entusiasta, è orgoglioso del talento della sua Jenny e solo grazie al suo amore, e sostegno, ha scelto di mollar tutto e fare del bene, diventando a tutti gli effetti un ministro di Dio…

Riguarda i sentimenti e i miracoli delle affinità la storia di questo romanzo, con così immacolata, così sensuale, così suggestiva volontà che si vorrebbe poterla mostrare vivamente, per dar corpo all’incanto di una delle scritture più romantiche del mondo. È questo lo stile di Danielle Steel, e se si può aggiungere un particolare degno di nota che ancora non sia stato espresso per lodarlo o per biasimarlo, l’immersione nel concetto di amore - o meglio di ‟una stella cadente che atterra nel cuore e vive per sempre” - in quanto definisce i rapporti di Bill e Jenny e di Robert e Lillibet (di unioni quindi ideali), potrebbe rendere difficilissima – solo questa volta, attenzione! – una reale immedesimazione ovvero l’immediata partecipazione emotiva a cui le lettrici della Steel sono abituate tanto da darla per scontata. In breve, direzioni contrarie, esistenze parallele e con ciò il carattere destinale, celeste, luminoso di incontri lontani nel tempo e consacrati nello spazio del firmamento. Dire di aver fatto un’esperienza di lettura rosea, elegante, intensa e inattesa è poco. Per rendere un’idea ancora più precisa – e a dispetto di un’immagine preconcetta, di pura evasione – l’autrice riconosce forza a quelle giunture eterne alle quali le nostre vite devono unità e concretezza, non indebolendo la trama sentimentale, anzi nutrendola di un solido sentimento religioso. Ecco allora il senso più intimo di Fino alla fine dei giorni.



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