Fino all'ultimo uomo

Fino all'ultimo uomo
Prima Guerra mondiale. Il soldato semplice 19022 dell’esercito inglese, Bourne, passa le giornate sul fronte francese nei pressi de La Somme, tra assalti, piogge di artiglieria nemica, trasferimenti, marce, pause in retrovia. I rapporti umani con i commilitoni e con gli abitanti delle cittadine occupate sono il nucleo della vita di Bourne e dei suoi giovani compagni, vittime e pedine di una tragedia immane, che costò milioni di vite...
Nel 1915, gli eserciti in campo nella Prima Guerra mondiale erano ormai dolorosamente consapevoli che ci si era infognati in una lacerante, agghiacciante, ingestibile guerra di posizione, con milioni di uomini ammassati come topi nel fango delle trincee giorno dopo giorno, senza apprezzabili cambiamenti nello scacchiere geopolitico. Alla conferenza di Chantilly, i francesi propongono di sferrare un violento, decisivo attacco all’esercito prussiano sulla Somme. La responsabilità dell’offensiva ricade quasi in toto sulle truppe inglesi, che nel luglio del 1916 ottengono una vera vittoria di Pirro: per un’avanzata di circa 10 km, sul campo rimangono 620.000 tra inglesi e francesi, e 450.000 tedeschi, in quella che passerà alla storia come la battaglia più sanguinosa di tutti i tempi. Il protagonista di questo romanzo (e in definitiva, anche il suo autore, visto che siamo di fronte ad un’opera largamente autobiografica) ha vissuto quei mesi proprio nel bel mezzo del massacro, con una breve parentesi nelle retrovie, e ne scrive un diario scevro da retorica e voglia di stupire: un susseguirsi di aneddoti piccoli, profondamente umani, quasi noiosi a volte nella loro terribile semplicità. Il tran-tran al quale i soldati in guerra sono costretti ad assuefarsi diventa pagina dopo pagina anche il nostro, e poco a poco ci accorgiamo (a fatica ma con orrore) che la morte di questo o quello, la miseria terribile, la distruzione diffusa quasi non ci toccano, diventano insopportabilmente normali. Il romanzo, uscito con una tiratura di 600 copie stampate a proprie spese dall’autore e con il titolo The middle parts of Fortune nel 1929, ebbe un’edizione rilegata (e pesantemente censurata) nel 1930 dal titolo Her Privates We. Entrambi i titoli sono citazioni shakespeariane dell’Amleto, dove, nell’Atto II scena 2 leggiamo: AMLETO: Allora voi vivete intorno alla vita, o nel bel mezzo dei suoi favori? GUILDENSTERN: In fede, siamo i suoi intimi ( nell’originale: Faith, her privates we, ndr) AMLETO: Nelle segrete parti della Fortuna? Oh! Verissimo, ella è una bagascia. Probabilmente Manning (che ha sempre firmato il suo romanzo con lo pseudonimo ‘soldato semplice 19022’) voleva alludere alla potenza della Fortuna, che ciecamente dispone della vita e della morte, e ancor di più al fronte, dove ogni giornata è una vera roulette russa. Il fatto che ogni capitolo si apra con una citazione da un’opera di Shakespeare dà anche la misura della finezza autoriale del tutto. Manning non vuole colpirci allo stomaco (e ne avrebbe tutti i motivi e le possibilità) ma semplicemente renderci testimoni muti e dolenti di una tragedia. Eppure la rigida censura dell’epoca colpì duro il libro, purgandolo di tutte le parti ritenute troppo violente o sconce (con particolare attenzione al turpiloquio): solo nel 1999 ha visto di nuovo la luce la versione iniziale integrale che ora Piemme meritoriamente ci propone. Un’occasione da non perdere per fare un giro sulla macchina del tempo e passare qualche settimana nel fango a pregare che quella granata cada un po’ più in là e a capire ancora di più quanto la guerra sia una inutile, grottesca messa in scena alla quale dovremmo smetterla una volta buona di applaudire.

 

 

 

 
 
 
 
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