Fiore di Scozia

Aberdeen, Scozia, agosto 1745. Alexander Morgan cammina a passo svelto attraverso il bosco e si sente felice; di colpo si apre dinanzi ai suoi occhi uno spiazzo coperto di erba bassa, diviso a metà da un tronco di quercia, probabilmente abbattuto da un fulmine, che affonda i suoi rami nel fiume Dee. Seduta su una larga pietra liscia, con la gonna arrotolata fin quasi alle ginocchia, Deirdre dondola i piedi nell’acqua, canticchiando una canzone ad occhi chiusi. Alex fissa a lungo quella meravigliosa ragazza dai capelli rosso tiziano e gli occhi viola come il cardo di Scozia, quella giovane donna che presto diventerà sua moglie. Prima, però Alex dovrà unirsi al drappello di giacobiti, che sta portando avanti una rivolta, capeggiata dal pretendente al trono Carlo Stuart, appena sbarcato dalle parti di Arisaig, per liberare la Scozia dalla Corona inglese. Deirdre è preoccupata ed affranta, ma anche estremamente orgogliosa di Alex, perché sa che in lui è forte il desiderio di combattere per l’indipendenza del proprio paese e ciò che unisce i due giovani, oltre al solido sentimento di amore reciproco, è proprio la speranza di poter vivere un giorno in una terra libera. Quando Alex parte, insieme ad alcuni amici di vecchia data, giacobiti come lui, e ad Edward, fratello di Deirdre e della sorella minore Catriona, che Alex ha promesso di tenere d‘occhio per impedirgli di cacciarsi nei guai, una promessa gli anima il cuore: Deirdre lo aspetterà, qualunque cosa accada, e gli sarà per sempre fedele. In breve tempo Perth è in mano ai Fedelissimi di Carlo Stuart: la popolazione accoglie il principe con gioia e uomini da tutte le Highlands giungono per porre le loro armi al servizio del pretendente al trono. D’altra parte, Alex ed i compagni sono combattenti preparati ad azioni di disturbo e a scorribande nelle linee nemiche; sono stati addestrati a combattere e ad uccidere senza pietà. Nel frattempo, a casa, Deirdre deve vedersela con Sean Mordaunt, funzionario della Corona inglese, che le ha messo gli occhi addosso…

Il romanzo d’esordio di Stefania Auci, nata a Trapani ma palermitana d’adozione e molto nota per il successo del suo ultimo lavoro I leoni di Sicilia, risale al 2011 e segna l’ingresso ufficiale dell’autrice nel mondo delle scrittrici di romance, in quanto racchiude tutti gli elementi classici della categoria: passione, amore, intrighi, ingiustizie. Allo stesso tempo, tuttavia, se ne discosta, in quanto non indulge in quelle che sono le inezie dei romance. Si tratta di un romanzo che è nel contempo sentimentale e storico, ambientato in Scozia durante l’ultima rivolta giacobita del 1795 - periodo sul quale, a detta della stessa Auci, le informazioni in italiano scarseggiano - in cui, con stile impeccabile ed un intreccio semplice e ben calibrato, si narra d’amore, ma di un amore diverso da quello smielato, da picco glicemico innalzato in maniera esponenziale per intenderci, tipico del più classico romanzo rosa. Si narra di un amore che, seppur idealizzato e romanzato, si mostra agguerrito, testardo, coraggioso. Si narra di una felicità venata di tristezza per le speranze deluse, una felicità offuscata dal dolore della perdita ed intorbidita dalla preoccupazione per il cambiamento. La caratterizzazione dei personaggi, l’ambientazione, la dovizia di particolari- specie nella precisione storica- e la crudezza con cui vengono dettagliati i combattimenti sono elementi che permettono al romanzo di distinguersi. Nulla è lasciato al caso e ci si affeziona ai protagonisti, anche a quelli minori, che contribuiscono a creare il quadro d’insieme della storia. Non ci sono stonature nel romanzo, né le solite grottesche caricature che rappresentano il più classico dei cliché di un romance, ma personaggi veri e di spessore. La narrazione non è appesantita da inutili esercizi di stile e il contesto storico, che impreziosisce la narrazione senza tuttavia cadere nel didascalico, non soffoca la storia d’amore, ma si pone come discreto co-protagonista. Una storia di speranza, tradimento, perdita, fede negli ideali, che ha rappresentato un ottimo debutto per Stefania Auci - le cui rilevanti capacità di scrittura sono poi state confermate dai lavori successivi - e che si propone come lettura che non può che essere apprezzata dagli amanti del genere.



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