Fiori a rovescio

Fiori a rovescio

Ugo Toccafondi abita a Cuzzole, frazione in provincia di Pisa lungo il corso del fiume Serchio, con la moglie Luciana, la suocera Mirella e i figli Martino ed Enrico, quest’ultimo tetraplegico fin dalla nascita. Dopo un primo parto senza particolari difficoltà, la donna nel dare alla luce il secondogenito viene assistita da un medico giovane e presuntuoso, che per non ammettere la sua scarsa preparazione non chiede l’aiuto del primario. Ci sono delle complicazioni e, secondo i genitori, la negligenza del dottorino è la causa della grave disabilità del neonato. Luciana per tre anni si chiude in casa terrorizzata dalla cattiveria e dall’ipocrisia degli abitanti di Cuzzole, che parlano spesso dei problemi di Enrico e lo guardano con un’espressione mista tra pietà e disapprovazione. È solo frequentando un gruppo di mamme con il suo stesso problema che la donna riesce a superare in modo definitivo il trauma e a mostrarsi in pubblico senza timore con il figlio disabile. In quel momento ricomincia la vita di Luciana e Ugo, tra i tradimenti di lei che rendono il marito ridicolo agli occhi dei compaesani e la costante presenza di un gruppo di vicini che vivono nella corte dei coniugi. Intanto Martino ed Enrico crescono e malgrado li separi quattro anni di differenza e la disabilità del secondogenito, sono sempre più uniti. È Martino il primo a capire che il fratello ha delle capacità da valorizzare e gli insegna a pronunciare le prime parole. A scuola lo difende da chiunque lo prende in giro e da una maestra di sostegno che a Luciana non piace fin dal primo giorno, ma sono solo alcuni dei tanti episodi in cui emerge il particolare rapporto che lega i due fratelli…

Scritto sottoforma di diario, Fiori a rovescio non è solo un romanzo sulla disabilità ‒ tema che sicuramente emerge ma insieme ad altre problematiche sociali, come la crisi matrimoniale, il provincialismo della comunità di paese o la difficoltà di affrontare la malattia. Il tema della diversità viene trattato con un sano spirito critico. Enrico si rivela più intelligente della media dei suoi coetanei e una volta diplomato riesce addirittura a trovare un impiego nella redazione di un giornale sportivo, la sua diversa abilità difficile da comprendere a causa delle condizioni fisiche e del modo di parlare molto lento, non gli impedisce di vivere la vita con soddisfazione. Nella quotidianità è supportato dal fratello che lo coinvolge nelle tipiche avventure dell’adolescenza, dalla ricerca dell’altro sesso al bisogno di trasgredire le regole familiari. Oltre alle vicende che impegnano Enrico l’autore narra la vita degli abitanti della corte che appaiono estremamente provinciali nei loro comportamenti, sempre pronti a criticarsi per ragioni futili ‒ come fa Ugo nei confronti del vicino quando questi dimostra di trascorre il tempo con maggiore piacere intorno alla sua bella auto anziché con la sua grassa moglie ‒ o a prendere le distanze da chi ha una cultura diversa, come fa Luciana con una badante straniera. Nei personaggi di Stefano Tofani si ravvisa una profonda insoddisfazione per una vita vissuta per l’appunto al rovescio, ma che prima o poi ripaga sempre di quanto ha tolto. Succede anche ai Toccafondi e in particolare a Enrico quando vince la causa con l’Azienda Sanitaria e riceve due milioni di euro in risarcimento degli errori del giovane dottore durante il parto. Una vita al rovescio, ma che merita ugualmente di essere vissuta in modo totale.



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