Fiori sopra l’inferno

Fiori sopra l’inferno

Travenì è un piccolo paese ancorato alle rocce dolomitiche e ai boschi, lontano dalle grandi città e dalla vita frenetica, poco distante dal confine austriaco. Immerso nella propria bolla d’aria che sa di antichità, solitudine e isolamento, ha i ritmi lenti della montagna e la sua gente l’asprezza della corteccia. I suoi abitanti possiedono la diffidenza tipica dei piccoli borghi e la poca voglia di parlare con gli estranei. Tra loro, un piccolo branco di ragazzini che del bosco inaccessibile ha fatto la tana e un rifugio. Poco lontano, oltre le creste e un lago alpino, un vecchio edificio in rovina giace nel silenzio di una natura sovrana. Ma le sue pietre e suoi stucchi ricordano un passato cupo e sinistro. Più volte, nel tempo, aveva cambiato uso: residenza di caccia imperiale, comando nazista, orfanotrofio. La Scuola, lo chiamavano. Alcune leggende raccontano di gemiti e sospiri spaventosi esalati dalle fredde acque del lago. Quando la montagna e il cielo si rispecchiano nell’acqua cristallina, i lamenti si confondono coi vapori autunnali. Si dice sia il paradiso che si specchia nell’inferno. Una morte violenta sconvolge all’improvviso la tranquillità del paese. Un uomo viene trovato morto nel bosco e, poco distante dal cadavere, uno strano feticcio simile a uno spaventapasseri sembra osservare la scena. La vittima, alla quale hanno strappato gli occhi, appare come l’oggetto di una preparazione rituale, una sorta di inizio a una probabile serie di altre morti. Del caso viene incaricata il commissario Teresa Battaglia, una sessantenne dal carattere ostico e dai modi spicci. Fragile, malata, combatte prima di tutto contro sé stessa e contro il suo corpo, mentre le indagini riportano alla luce i segreti di una comunità isolata e il profilo di un assassino insolito, dotato di un istinto animale e di un’anima profondamente tormentata. Le case e i boschi di Travenì non sono più un luogo sicuro; le leggende non sono più leggende e gli scheletri escono dai boschi per mostrarsi ai bambini impauriti e a quelli coraggiosi…

Esordio da manuale per Ilaria Tuti, friulana di Gemona del Friuli, il cui romanzo, ancora prima di uscire per Longanesi, era già un caso letterario alla Fiera di Francoforte del 2017 e la cui pubblicazione è in corso anche in Francia, Spagna e Germania. “Qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi che cos’è un mostro”, dichiara Teresa Battaglia, protagonista principale di questo thriller incalzante. “Li chiamiamo così, ma intanto restiamo a guardare, non riusciamo a cambiare canale perché sappiamo che sono come noi: umani”. Il mostro dunque risiede in ognuno di noi, forgiato dalla vita che a volte sa essere davvero crudele e la bestia che abbiamo dentro potrebbe palesarsi o restare nascosta per sempre. Ilaria Tuti crea una storia appassionante che dosa con sapienti interruzioni e suspense degne di un autore affermato, forse grazie anche al supporto e all’esperienza di una casa editrice come la Longanesi. Ma tre sono le cose che probabilmente hanno fatto di questo libro già un successo internazionale. La prima è l’ambientazione particolare, ben descritta, che permea la trama; ne è parte integrante, traspare dai personaggi e suona come un tributo affettuoso al luogo natale dell’autrice, seppur riletto in chiave thriller. La seconda riguarda il profilo atipico di un commissario donna tutt’altro che eroico. Teresa Battaglia si scosta da tutti gli altri personaggi proposti nei romanzi di genere e risalta per la sua fragilità e umanità, ammiccando piuttosto a certi profili incontrati in alcuni gialli nordici nei quali i protagonisti e antagonisti condividono una condizione spesso estrema e solitaria. Infine il nucleo del romanzo. Le vicende storiche recuperate da Ilaria Tuti e dalle quali prende spunto vi faranno leggere avidamente queste pagine e, grazie a piccoli balzi temporali, riporteranno a galla un passato prossimo terribile e crudele. Il titolo riprende e rielabora alcuni versi del poeta Kobayashi Issa e sono, in sostanza, la sintesi ideale di questa storia appena nata e già un successo.

LEGGI L’INTERVISTA A ILARIA TUTI



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