Florida

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Da qualche tempo è diventata una di quelle donne che strillano. Per evitare che ciò accada, ogni sera all’imbrunire lei indossa le scarpe da ginnastica e cammina per il quartiere, mentre il suo paziente marito si occupa di lavare e mettere a letto i bambini. Non è consigliabile star fuori nel quartiere dopo una certa ora ‒ la settimana prima, mentre faceva jogging, una donna è stata trascinata in mezzo ad un cespuglio di azalee e poi stuprata ‒ ma non se ne può fare a meno. Non è che non ami profondamente la sua famiglia:anzi, è proprio per questo che l’inquietudine si è impadronita di lei. I ghiacciai che si sciolgono, il Pacifico ridotto ad una pattumiera, l’annientamento di migliaia di specie. E ancora i pregiudizi, e la mancanza di solidarietà e di empatia verso il prossimo. In che disastro di mondo sono condannati a vivere? E a quale futuro andranno incontro i suoi figli?... Jude vive nel centro della Florida, in una casa tipica in stile Cracker situata ai margini di una palude. La dimora è un covo di rettili, impregnata del loro fetore infernale: è il padre stesso, erpetologo dell’università, a portarceli. Sua madre ne è inorridita, e cerca di scacciare la paura cantando sottovoce. Una sera di agosto,la donna non si era accorta dell’alligatore albino lungo un metro e ottanta che suo marito aveva sistemato dentro la vasca: non aveva gli occhiali, e per poco non faceva il bagno assieme al rettile. Anche Jude una volta, in tenera età, si era ritrovato un serpente corallo stretto al polso, mentre suo padre osservava la scena divertito. Quando l’uomo viene chiamato alle armi, è come se Jude e sua madre cominciassero a respirare: la donna comincia a sbarazzarsi di quegli orribili ospiti squamati, mozzando loro la testa con una zappa...Sull’isola nel bel mezzo dell’oceano, sono rimaste solo loro: due deliziose bambine di quattro e sette anni, più un cane lanuginoso non particolarmente affettuoso. Dove sono gli adulti? Dal capanno accanto, nessuna voce. Nessuna risata, o battibecco: la mamma aveva detto loro che sarebbe tornata presto dopo la gita in barca con Ernesto, il suo fidanzato. E invece non si è più vista. E anche Melanie e Smokey Joe sono saltati su una barca e si sono allontanati a tutta velocità. Non prima di avere rassicurato le bambine: presto sarebbe arrivata una donna a prenderle; ma se si fosse presentato un uomo, per niente al mondo sarebbero dovute andare con lui... Agosto. La madre decide di portare i due figli piccoli in Francia. L’umidità della Florida la uccide, privandola di qualunque attrattiva. Si sente incompresa, spaventata, e si sa che spavento e calore rappresentano un binomio esplosivo; da dieci anni almeno sta cercando di portare a termine un progetto su Guy de Maupassant, autore conosciuto durante un programma di scambio a Nantes: il calore della sua “voce” ha sempre avuto il potere di farla sentire meno sola e inetta...

Pare proprio che Lauren Groff sia una delle autrici preferite da Barack Obama; nel 2015, quando l’autrice pubblicò Fato e furia , un corposo romanzo sulla precarietà del legame matrimoniale, l’ex presidente Usa, allora in carica, lo battezzò come libro dell’anno. Sul talento della giovane scrittrice americana non c’è nessun dubbio: il suo stile diretto e tagliente, la ricchezza delle sue descrizioni, il continuo ricorso al simbolismo. In questo suo ultimo lavoro, un’affascinante raccolta di racconti, è la Florida (nessun dubbio neanche su questo!) ad essere protagonista: un luogo che la Groff conosce bene (newyorchese di origine, vi si è trasferita con marito e figli ormai da dodici anni) ma che ancora ‒ dice ‒ non è riuscita ad inquadrare per bene. «Un posto molto vulnerabile da un punto di vista ambientale, dove si possono vedere chiaramente i segni del cambiamento climatico. La Florida è una metafora del senso di paura in cui viviamo nel mondo di oggi». Il “Sunshine State”(per citare il titolo in calce alla targa automobilistica) è un luogo difficile da vivere, a causa del clima e della natura circostante: calura e umidità sono talmente folli da generare uragani; le paludi sono misteriose e infide, gli animali scaltri e aggressivi, pronti ad afferrarti e a fare di te un sol boccone. Immensa, selvaggia, minacciosa, indomabile, la natura accompagna l’inquietudine dei personaggi (inermi di fronte ad un’esistenza tutt’altro che idilliaca), ne definisce i contorni, e infine, se ne fa totalmente metafora. I titoli dei racconti, del resto, parlano chiaro: I cani diventano lupi , Storie di serpenti , L’occhio del ciclone, per citare solo alcuni degli undici presenti. Insomma, in Florida nessuno è al sicuro, né grandi né piccini. Tutti i protagonisti vivono rapporti disfunzionali, ed è come se vagassero nel mondo completamente allo sbando, senza protezione, in balia di qualcosa di oscuro e pericoloso che incombe; le favole, i numeri, il sesso occasionale, le passeggiate all’aria aperta, sono solo effimeri rifugi che impediscono all’ansia di prendere il sopravvento. Sono le donne, nel doppio ruolo di lavoratrici e perno della famiglia, a portare i fardelli più pesanti; a ragionare sulla brutta piega che ha assunto il pianeta, a doversi sempre dimostrare all’altezza del compito: «So che per me è più facile che per la maggioranza delle donne, sono una privilegiata. Però mi accorgo che quasi sempre noi donne siamo complici di queste pressioni, le avalliamo, contribuendo in questo modo a rendere il patriarcato eterno», risponde la Groff a chi si complimenta con lei per la capacità di descrivere in modo così preciso le richieste di perfezione che vengono fatte oggi alle donne, alle mogli, alle madri. A tal proposito, una curiosità: pare che l’autrice abbia stipulato un contratto prima di convolare a nozze, nel quale i compiti domestici spettanti a moglie e marito sono concordati nero su bianco. E indovinate? Funziona.



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