Folkville

La Fumetteria del Gufo Notturno è il regno di Charlie, il cui potere è però costantemente insidiato da Paco, commesso cialtrone e indefesso tombeur de femmes che solo Viv, l’improbabile divinità incarnata in un corpo femminile e fidanzata di Charlie riesce a tenere a bada. L’esuberanza di Paco sembra non turbare gli ultimi clienti della serata: gli adolescenti brufolosi dediti a un gioco di ruolo mentre adocchiano di sottecchi le gambe calzettonate di due aspiranti cosplayer, il Professor Brunva, compassato capo di Viv, che attraverso sprezzante e imperturbabile il negozio con le sue mentine di liquirizia italiana e le penne nel taschino, alla ricerca di colle speciali e componenti per i suoi modellini. Charlie Carroll lo detesta, soprattutto per l’ascendente che ha su Viv, giovane ricercatrice a cui il Professore ha commissionato uno studio sul folklore locale. La serata si conclude per i tre al Mckenzie’s Pub, dove un alticcio Paco dà il peggio di sé trascinando la sua gamba offesa e le sue mani pelose in assalti a gonnelle femminili o supposte tali, finendo per scatenare una rissa da manuale. A differenza di Paco, Charlie è un insicuro che dopo tre anni di relazione non ha ancora trovato il coraggio di chiedere a Viv di trasferirsi da lui, uno incapace di insistere quando lei oppone uno sbadigliante rifiuto alla sua offerta di fermarsi a dormire da lui al termine della movimentata serata. Sarà che è troppo bella per uno come lui, sarà che da due mesi ha tirato fuori come se nulla fosse la storia di una cattedra di Folklore che le sarebbe stata offerta nella più prestigiosa Università di Parigi, ma, lui proprio non se la sente di perturbare le acque tra loro. Mentre fermo a un semaforo, rumina su questo e altro, una creatura antropomorfa attraversa l’aria davanti all’abitacolo, resta sospesa a mezz’aria su due ali immobili che ricordano quelle di una falena e che gli abbaglianti della macchina fanno brillare; preso dal panico Charlie innesta la retromarcia ma la sua auto finisce per schiantarsi su una pompa di benzina e il suo corpo esanime, sollevato dalla creatura, viene adagiato sull’asfalto in attesa che riprenda coscienza, risvegliato dalle sirene. L’uomo falena è solo il primo delle molte creature tra il fantastico e l’orripilante che Charlie incontrerà nel corso della sua ricerca dell’amata Viv e del fido Paco che scoprirà essere scomparsi proprio quella notte…

A metà tra sperimentazione letteraria e rivisitazione/omaggio ai classici della migliore letteratura fantastica (palesi i richiami a Neil Gaiman e China Miéville), Folkville è un campionario di creature divertenti e ben disegnate, di caratteri che vanno dal picaresco al triste meditativo, passando per lo spocchioso e il rodo montico, l’intellettuale, l’autocompiaciuto… Un catalogo di tipi umani e fantastici che non scade mai nel pupazzettistico, oscillando tra un omaggio a Tim Burton e una strizzatina d’occhio a Cervantes, con un eroe di nome Charlie Carroll che, a bordo di un Maggiolone, sfida tutte le leggende metropolitane che si sono date convegno a Folkville per ritrovare la sua Dulcinea. Giancarlo Marino, che ci ha già deliziato con Dai fiori del male ai fiori di zucca e L’enciclopedia degli scrittori inesistenti , scritta a quattro mani col suo editore Aldo Putignano è un autore di cultura raffinatissima che può permettersi un plot in cui, come si legge nel risvolto di copertina, “ogni fatto o personaggio descritto è frutto della fantasia di qualcun altro”. La trama ha un doppio ordito, si può leggere come un godibilissimo romanzo fantasy/picaresco, oppure, divertendosi a cercare i rimandi, i camei, le citazioni, gli ospiti segreti che fanno capolino qua e la e non sono altro che omaggi alla (sub)cultura metropolitana che ha caratterizzato buona una parte del Novecento e, è facile immaginare, anche la vita e il pensiero di Giancarlo Marino, classe 1984 e un bagaglio culturale da fare invidia a suoi colleghi più anziani e paludati.



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