Fondamenta inquietanti

Fondamenta inquietanti

Malo, provincia di Vicenza. Il Divo, investigatore privato, si trova all’Hard Rock, locale proprietà di un suo amico. Mentre sorseggia un drink, un tale Giro – ovvero Girolamo Veronesi, imprenditore edile – attacca bottone, vuole affibbiargli un caso da seguire. Il Divo con gentilezza lo respinge, dicendogli di passare l’indomani nel suo studio a Thiene, ma si sente ribattere che potrebbe non esserci più tempo, ed infatti non ce n’è. Non appena Giro si allontana dal tavolo, entrano due individui armati di kalashnikov: crivellano di colpi l’imprenditore e se ne vanno. Arriva la polizia, svolge i controlli di rito, poi manda tutti a casa. È ignara che il Divo ha con sé dei documenti lasciatigli da Veronesi, ovvero la piantina di uno stabile, dove, oltre alle normali fondamenta, ne sono riportate altre, su cui però non vi sono numeri catastali. Il giorno seguente il Divo discute l’accaduto con il suo collega Gianni, poi si reca da un geometra per un ragguaglio. Ben presto però deve tornare al suo studio: Giusi, la neo-vedova, vuole parlargli e, di conseguenza, affidargli il caso...

Romanzo d’esordio di Luca Marchioro, Fondamenta inquietanti ha come protagonista il Divo – al secolo Marco Lucchi ‒, investigatore privato caratterizzato secondo tutti gli stereotipi di genere: vita sentimentale incasinata, aiutanti più o meno raccomandabili, conoscenze non proprio consigliabili, comportamenti non professionali, scelte etiche e morali non del tutto condivisibili, un’incredibile fortuna, invidiabili doti da detective ed un immancabile e profondo lato oscuro. Nulla di nuovo rispetto alla figura di Massimo Buratti – alias l’Alligatore, personaggio portato alla ribalta da Massimo Carlotto – o di Massimo Viviani – figura centrale della serie del BarLume, concepita dalla geniale mente di Marco Malvaldi, per fare solo due esempi tra migliaia. Tuttavia, cliché più o meno hard-boiled a parte, la strada da percorrere per Marchioro è ancora molta. Sebbene infatti non manchino i colpi di scena e la storia sia originale, interessante ed anche attuale, spesso quest’ultima si sviluppa in modo quasi surreale. In un genere letterario in cui il principio di realtà e l’attenersi a fatti più o meno realistici servono a tenere alta l’attenzione e l’immedesimazione del lettore, troppo spesso Marchioro sviluppa la trama in direzioni non proprio plausibili. Non per il fatto che ciò che è scritto non possa accadere o sia irrealistico di per sé, anzi, ma perché la concatenazione degli eventi rende il plot davvero forzato, rocambolesco.



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