Fore morra

Fore morra

Napoli. Nella chiesa di San Gregorio Armeno, Vito Pastore, inginocchiato nel silenzio della sua preghiera quasi disperata, sta pensando ora a sua nonna. Già, lei che in passato si era presa cura di lui e di suo fratello Gennaro dopo che i loro genitori erano morti. Lei così sicura di sé, sempre pronta a dare conforto e soluzioni nei momenti di difficoltà. Ecco, ora ci vorrebbe proprio uno di quei suoi consigli risolutori, pensa Vito mentre continua a intonare un laconico Padre nostro. La faccenda è seria, i conti è già da un po’ che al molo Bausan non tornano più. Negli accordi tra Finanza e camorra per spartirsi i proventi dei container illegali fatti sparire dai radar dei controlli è oramai chiaro che qualche graduato s’è messo a fare il furbo. Vito sa che non gli rimane che andare a riferire direttamente a don Salvatore ma sa anche che questo significherà firmarsi la condanna a morte da parte del colonnello Mondragone. Ecco perché ha deciso di parlare e poi immediatamente sparire. Deve prendere suo fratello e svanire nel nulla prima che la bomba esploda. Questo pensa Vito mentre sente una mano stringergli i capelli e strattonargli violentemente la testa all’indietro. Ha solo il tempo di sentire una voce femminile che gli sussurra nell’orecchio i saluti di Mondragone, prima che una lama gli recida il collo da parte a parte. Buba è già seduto al tavolo con il loro cliente Geppino il Pianurese. Alisa li ha appena raggiunti e Buba si affretta a ragguagliarla sul nuovo affare. C’è un capuziello, tal Filippo Russo, che ultimamente s’è messo a fare troppo il guappo, schiacciando i piedi a Mondragone. Tremila euro se entro tre giorni glielo tolgono dai piedi. Questa l’offerta del colonnello. Buba e Alisa accettano di buon grado. Non è lavoro che si può rifiutare. Sarà proprio Alisa a far da cavia per incastrare Russo, ma i due sicari ancora non sanno che qualcosa quella sera non andrà secondo i loro piani...

Diego Di Dio firma un noir esplosivo ad alta tensione sguinzagliando la macchina da presa per i vicoli di una Napoli sanguinosa e sanguinaria, tra sottani, androni bui e periferie oscure e desolate. Nella perenne lotta tra clan rivali per il controllo dei più lucrosi traffici sul territorio s’inseriscono due sicari imperturbabili e imperscrutabili. Sono professionisti asettici, “chirurghi” della camorra o di chiunque voglia un lavoro indolore, rapido e pulito. Così c’è l'ennesima commissione da compiere, freddare un piccolo criminale che sta alzando troppo la cresta. Un lavoro come tanti, niente di diverso dal passato. Questo almeno credono i due killer. Ma quando Buba e Alisa si trovano sul luogo prestabilito scoprono che c’è in realtà qualcuno che questa volta sta fregando loro. E in ballo c’è qualcosa che va al di la dei soliti affari sporchi, qualcosa che va oltre i normali interessi della camorra. Questa volta la posta in palio riguarda qualcosa di molto personale. Un conto in sospeso col passato che qualcuno ha deciso di saldare nei confronti della bella e spietata Alisa, la Nikita in salsa partenopea disegnata da Di Dio con tratti sicuri e decisi, tanto spietata nel suo lavoro quanto segnata dal suo recente passato. Così Di Dio non manca di farci conoscere ‒ man mano che la storia procede scaricando adrenalina ‒ quello che è il doloroso background della donna. Un memoriale fatto di frustate, violenza e cicatrici impossibili da dimenticare. Conti che Alisa alla fine non potrà più ignorare e sarà costretta quasi suo malgrado a regolare. Un noir avvincente, teso, capace non solo di scandagliare l'anima nera di una Napoli tutto sommato già vista e letta, ma anche e sopratutto di tuffarsi nel lato oscuro di personaggi che come unica colpa hanno quella di aver ricevuto in dono un destino senza speranza, senza pietà, senza possibilità alcuna di qualsiasi benché minima redenzione.



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