Formicae

Formicae

Padre Leonardo, frate di stanza a San Giovanni Rotondo presso il Convento del Cristo sulla Croce, pensa che sia uno scherzo. Gli ha telefonato un tizio, voce giovanile e accento locale, e lo ha invitato a recarsi alla discarica di Siponto. Gli ha detto di avere notizie su Livio Jarussi, un bambino scomparso nel nulla due anni prima e del quale non si è saputo più niente nonostante le indagini e le ricerche delle forze dell’ordine. Qualcosa però ha fatto venire i brividi al vecchio frate, e così ha pensato di recarsi davvero nel posto indicato dal misterioso informatore. Una pioggia battente fa da sfondo a una scena surreale e al tempo stesso inquietante: un anziano frate, appena sceso da una Fiat Panda 4x4, aspetta sotto il diluvio e in una discarica notizie su un bambino scomparso due anni prima. Padre Leonardo non vede nessuno e così decide di muoversi costeggiando l’immondizia, alla ricerca di un indizio o addirittura del bambino. Il religioso prova a chiamarne il nome un paio di volte tra un tuono e un lampo, ma niente. Livio non è lì, o meglio, è lì ma non può rispondere perché purtroppo è morto da tempo. Non passa molto che anche Padre Leonardo se ne accorge, vedendo una croce piantata nell’immondizia. Sotto di essa, tra i rifiuti, un paio di jeans, una felpa con raffigurato l’orsetto Teddy e uno scheletro della lunghezza di circa un metro. Su una tavoletta di legno è scritto con vernice nera “Saluti dallo zio Teddy!”…

Piernicola Silvis, dirigente della Polizia di Stato prestato alla letteratura, tira fuori dal cilindro la sua quarta fatica, un thriller serrato in point-of-view che colpisce, sciocca ma soprattutto appassiona. Ambientato nel foggiano, questo Formicae – titolo mutuato dall’ossessione dell’antagonista, affetto, tra i tanti disturbi, anche dalla Sindrome di Ekbon (forma allucinatoria in cui il paziente ha la sensazione di avere il corpo attaccato da insetti … Grazie Wikipedia!) – si caratterizza per una narrazione fluida e pulita, con punti di vista alternati fra l’eroe positivo,il poliziotto Renzo Bruni, e il serial killer pedofilo Diego Pastore, altrimenti noto come Zio Teddy. Attorno a questa partita a scacchi con la morte gravitano altri personaggi ugualmente ben caratterizzati e tra servizi troppo segreti, criminalità organizzata e media imbelli si dipana la solita (ma non per questo noiosa) sfida tra Bene e Male. Si tratta di un thriller puro, in cui il nome dell’assassino è chiaro sin dalle prime pagine: l’obiettivo del lettore non è soltanto vedere in che modo l’eroe di turno potrà fermarne la furia omicida, ma anche quante vittime verranno mietute prima che ciò accada. Silvis, influenzato nella trama dal Killer dello Zodiaco ‒ pluriomicida che terrorizzò San Francisco e dintorni a cavallo fra gli anni ’60 e ’70 ‒ e, probabilmente, dalla sua esperienza sul campo, disegna con maestria anche lo sfondo di una Puglia che non è soltanto mare, orecchiette e Padre Pio, ma anche una terra schiacciata sotto il maglio da una malavita organizzata meno pubblicizzata rispetto a Camorra e Cosa Nostra, ma ugualmente pericolosa, violenta e tentacolare. Il mix è riuscito: l’autore ha portato il lettore a riflettere oltre che a divertirsi, e il lettore si è lasciato avvolgere dai ritmi serrati senza staccare gli occhi dal libro. Cala il sipario. Tutti a casa. Bene, bravo, bis.



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