Forse Esther

Forse Esther

Katja viaggia a ritroso nel tempo per ricostruire le vicende della sua famiglia che si perdono in brandelli d’incertezza. Come il nome di una bisnonna, che forse era Esther o forse no, perché suo padre l’aveva sempre chiamata soltanto babuška. Quella famiglia, che aveva radici in Polonia e poi si era dispersa fra Russia, Austria, Francia e chissà dove ancora, comprendeva molti solerti logopedisti che avevano fondato orfanotrofi in tutta Europa e insegnato a parlare ai bambini sordomuti. Fra loro c’era nonna Rosa, che durante l’ultima guerra aveva lasciato Kiev su un carro bestiame con le sue due bambine. Una era la mamma di Katja, malata di morbillo. A ogni fermata Rosa scendeva per prendere l’acqua e una volta il treno era ripartito mentre era alla fontana. Senza la sua corsa disperata, senza le mani delle altre donne protese per tirarla su, probabilmente lei e le figlie non si sarebbero più ritrovate, la madre di Katja non sarebbe sopravvissuta e questa storia non sarebbe mai stata narrata...

“La Storia comincia quando, all’improvviso, non ci sono più persone alle quali poter domandare, ma solo fonti”. Katja Petrowskaja, nata nel 1970 a Kiev, dove ha trascorso l’infanzia in un palazzone in stile sovietico sulla riva del Dnepr, sente il bisogno di cercare le sue origini quando, dopo la morte di una zia, si accorge che di lei non le è rimasto nient’altro che una ricetta di cucina e non c’è più nessuno che possa dirle qualcosa in più. Da sempre ha sentito la mancanza di una grande famiglia, di quelle riunite davanti a una tavola imbandita. Sarà anche per questa assenza che decide di ripercorrere i passi dei suoi antenati, documentando frammenti della loro esistenza quotidiana come L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov citato nei fotogrammi riprodotti sulla copertina del volume. A guidarla nella scoperta del suo albero genealogico sono gli strumenti moderni, come Google e Facebook, e i racconti che nel tramandarsi si sono colorati di leggenda. Con grazia e tenerezza traccia un inanellarsi di ricordi e personaggi che lungo tutto il Novecento arriva fino a noi. E nel ricomporre un quadro ricco di sfumature definisce il suo posto nel mondo. Perché per sapere chi siamo dobbiamo sapere da dove veniamo.



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