Foschia

Foschia

Nonostante la giovane età, Marta deve affrontare l’ineluttabilità di una malattia che non le lascia scampo. Nel tempo che le resta decide di raccogliere i ricordi della sua infanzia perché sua figlia sappia quali esperienze hanno segnato la vita di sua madre. Già, madre: con la memoria Marta torna a sua mamma Teresa. Amante della natura e anticonformista, Teresa aveva ottenuto dal compagno di vivere a Lupaia, una tenuta nella campagna toscana, isolata e selvaggia. Per Lapo la scelta poco felice era compensata dai frequenti viaggi alla ricerca di bellezze artistiche da studiare e commentare. Compagna fedelissima della donna, la piccola Marta, che si beava di quell’attenzione speciale, di quel tempo consacrato che passava insieme al padre mentre quell’uomo meraviglioso le raccontava ogni dettaglio, ogni pennellata, ogni gioco di luce. E più stretto e quasi intimo si faceva il rapporto tra Lapo e Marta, più doloroso e conflittuale diventava quello tra l’uomo e Teresa, sempre più sola e afflitta da un misterioso male che le aveva prosciugato l’anima fino a portarla alla morte. La tensione tra i genitori aveva fatto nascere nella ragazza qualche sospetto sulle reali qualità dell’uomo che lei adorava fin quasi all’infatuazione ma era stato solo il trasferimento a Torre del Salto, dalla futura matrigna, a far deflagrare il conflitto. Chi era quella donna ricchissima ma arida che aveva preso il suo posto nel cuore di Lapo? Chi erano quei figuri loschi che si accostavano a suo padre? Trafficanti d’arte, mercanti senza scrupoli? Che ne era di quell’afflato quasi mistico con cui Lapo seduceva la piccola Marta raccontandole le meraviglie di Piero della Francesca?

Il titolo del romanzo restituisce in maniera quasi tattile la sensazione che aleggia in tutto il romanzo, quella appunto di esser avvolti in una perenne foschia che in qualche modo ottunde i sensi. Foschia che avvolge anche Lupaia, luogo d’origine del racconto, la dimora che nell’infanzia sembra quasi respingente ma viene poi vagheggiata come luogo sicuro e familiare. Foschia che avvolge lo spirito della protagonista, infatuata di suo padre, gelosa del suo tempo e delle sue attenzioni, in un lunghissimo complesso d’Edipo che pare destinato alla più infame delle conclusioni. Foschia che avvolge il cuore di Teresa, personaggio che si svela poco a poco attraverso i ricordi della figlia in un bellissimo crescendo che restituisce finalmente, a distanza di anni, il peso grande del dolore che la donna aveva dovuto sopportare per colpa di un uomo superficiale e profondamente egoista. Foschia che avvolge anche i rapporti tra fratelli, ambigui, formali, aridi. Così come foschia è quella che inghiotte il protagonista maschile, personaggio doppio e sul finale odioso ma che ricordiamolo, conosciamo solo attraverso gli occhi della protagonista. Un uomo debole e piccino, capace di soggiogare le menti più deboli ma destinato a soccombere per la sua stessa avidità. Un romanzo corale in cui ogni personaggio è profondamente solo, destinato a non essere capito, a non realizzarsi o amaramente ad accontentarsi. Un romanzo senza assoluzione in cui anche la protagonista, che ispirata dal ricordo della madre decide di cercare la sua strada, rimane comunque schiacciata dalla vita. Come nell’arte insomma, fil rouge che collega tutte le vite è il dolore a ispirare la poesia.



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