Fosso della strillona

Fosso della strillona
Le bambine odorano di granturco, di tortillas, di patatine Frito Bandito. Le bambine compiono undici anni attendendosi grandi cambiamenti, solo per scoprire che in loro continuano a convivere le loro stesse di 3, 4, 6, o 9 anni pronte a riprendere il controllo quando succede qualcosa di triste, ad esempio che una professoressa voglia a tutti i costi appioppar loro un vecchio pullover che puzza di muffa. Le bambine sognano al cinema davanti a film messicani strappalacrime ed esplorano i corridoi quando i genitori le mandano a comprare da bere alla prima scena d'amore. Le bambine sanno essere felici ad una svendita di Barbie danneggiate da un incendio. Le bambine diventano ragazze, e magari incontrano un indio enigmatico che le corteggia e le seduce solo per scoprire che è un serial killer, oppure sono compagne di scuola di una tipa che scompare nel nulla e poi viene data per morta, ma invece si rifà viva e dice Ehi, quella che avete sepolto non sono io! Le ragazze diventano donne, e si nutrono ogni giorno di un pezzetto di amarissimo rimpianto per un matrimonio sbagliato, oppure si abbuffano di pane profumato mentre fanno l'amore in macchina con un uomo per tutto un pomeriggio. Le bambine, le ragazze, le donne...
Racconti che esplodono come popcorn in una pentola, talmente fitti da sembrare un romanzo (anche se questo non giustifica la notazione fuorviante sulla copertina). Il romanzo di una, cento, mille famiglie messicane emigrate negli Usa, che tentano creativamente di fondere la cultura della loro terra d'origine con quella della terra che li ha più o meno benvolutamente accolti. Ma soprattutto il romanzo delle stagioni della femminilità, del percorso che ogni donna deve affrontare. Quasi da ogni frammento emerge una voce femminile, una processione dolente e colorata di figure di donne illustrate con una vividezza e una crudezza che ricorda i dipinti di Frida Kahlo: lo stile della Cisneros è maturato enormemente dopo l'esordio fulminante de La casa di Mango Street, e non a caso oggi la scrittrice di Chicago e considerata la più importante esponente della letteratura chicana. "Alle donne-artiste", spiegava in una recente intervista la Cisneros, "vengono propinati modelli distruttivi: se insegui l’arte devi suicidarti a trent’anni come Sylvia Plath o puoi diventare matta come Zelda accanto a Scott Fitzgerald, oppure devi essere pronta al sacrificio di te. Io volevo scrivere ed essere felice". Se poesia è un mondo felice sfregiato dal pungiglione velenoso della realtà, la Cisneros scrive grandissima poesia. Lo spanglish ha trovato la sua profetessa.

Leggi l'intervista a Sandra Cisneros

 

 

 

 
 
 
 
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