Fra me e te

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Ettore sì che è un grande, ha affrontato Achille pur sapendo di essere meno forte, è uno che si spezza ma non si piega. Proprio come Edoardo Onofri, o almeno come lui crede di essere. Edo frequenta il secondo anno del Liceo di Cordaro, è un bravo studente, anche se taciturno ed introverso. Ma la sua è solo una maschera da cambiare a seconda delle stagioni: oggi quella dello studente modello, domani quella del ribelle. Dietro quella faccia di plastica si nasconde un universo di sentimenti silenziati: la rabbia di vivere in un paese che detesta, perché invaso dagli stranieri, da zingari e cinesi che il ragazzo disprezza più di tutti, ritenendoli responsabili del fallimento e della malattia del padre. Nella solitudine della sua camera e nelle stanze solitarie della sua immaginazione, osserva il mondo dall’esterno, “come se le persone fossero pesci in un acquario”, vive un amore non corrisposto per Giulia, una sua coetanea: ogni evento, ogni gesto della ragazza diventano per Edoardo segni premonitori di un idillio segreto, che nella realtà non ha alcuna consistenza. Anche Chiara frequenta lo stesso Liceo di Edoardo, ma i due non si conoscono. A dire il vero, poche persone conoscono e notano Chiara, che sembra sbucata fuori dagli accordi di Albachiara di Vasco Rossi. Chiara è una ragazza modello: è studiosa, fa parte del gruppo scout ed è impegnata nel volontariato. Ma dentro vive tutta l’inquietudine di un’evoluzione ancora incompiuta, si sente come un bruco sognatore, lento e insicuro, che deve mutare per diventare farfalla; teme la trasformazione, ma non desidera altro; anche lei come Edo, ha finito per indossare una maschera. Il percorso evolutivo da bruco a farfalla viene accelerato grazie a un regalo ricevuto dal padre: uno smartphone. Il telefono nuovo dà a Chiara il coraggio di aprire un suo profilo su Facebook. Così per gioco, ha scelto una foto scattata quando era al mare, in piedi su uno scoglio, con le braccia alzate e un vestitino corto: una raffica di “mi piace” sorprende Chiara nella sua nuova consapevolezza di essere ormai una donna, una che può piacere, una vera farfalla…

Il romanzo, opera prima di Marco Erba, docente di lettere al Liceo scientifico di Sesto San Giovanni, nasce dall’esperienza vissuta tra i banchi di scuola, osservando i ragazzi. Quegli stessi che popolano le pagine del romanzo e le cui storie, le cadute, la fragilità e la bellezza rappresentano come degli universali della fenomenologia dell’adolescenza. La trama, costruita attraverso il diario di Chiara e il monologo di Edo, procede inizialmente su due binari paralleli, che progressivamente convergono e infine si intersecano allo scambio decisivo. I colpi di scena non mancano, così come un continuo richiamo ai pregiudizi e alle ossessioni del nostro tempo, al vuoto che riempie gli atteggiamenti di rifiuto del diverso e alla bellezza che, in ogni epoca e aldilà di generalizzazioni o luoghi comuni, si cela nel cambiamento e nella crisi (κρίσις) che contraddistingue l’adolescenza.



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