Francesca

Rimini, 1304. Giovanni Malatesta, detto Gianciotto, si barcamena tra battaglie, famiglia e intrighi politici. Una vita vissuta nel solco tracciato dal padre, con decisione e precisione. Bandite le emozioni ma non i cupi ricordi di ciò che è stato. Alla mente tornano, prepotenti, le immagini di lei, bella e fiera. Lei che non c’è più. Per mano sua e della sua spada. Lei che ha fatto scudo col suo corpo al corpo dell’amante. Con i ricordi, affiora la rabbia per l’umiliazione subita. Ventinove anni prima, la sua unica brama è il potere. Guido da Polenta intesse legami politici utilizzando i suoi figli. Tra loro, la sua preferita: Francesca. Di intelligenza pari alla sua bellezza. Solo a lei è permesso leggere anziché ricamare. Destinata al matrimonio piuttosto che alla diplomazia. L’occasione si palesa con l’arrivo di Gianciotto, cavaliere valoroso, astuto e appassionato. Al fianco di Guido avrebbe liberato Ravenna dai Traversari. Gli accordi continuano durante la cena. Disobbedendo ad un ordine, Francesca lascia la sua stanza e le balie per raggiungere le stalle alla ricerca di una conferma della presenza di ospiti. Samaritana, sua sorella minore, la segue. Ma alla vista di uno sconosciuto fugge in casa. Francesca resta a fissarlo, sfrontata ed incantata. E fugge via anche lei, pronta ad incassare il fiume di rimproveri materni e le punizioni paterne. Ma il confronto con il padre le porta, invece, un nuovo libro: Lancelot, sui Cavalieri della Tavola Rotonda. Libro galeotto...

Donne a filare e uomini a combattere. Il mondo è tutto qui. Semplice. Troppo per una mente acuta e un cuore vibrante come quelli di Francesca che non rientra negli schemi abituali. È esuberante, capace di andare oltre le convenzioni. Tutti ne sono attratti e ammaliati. Tutti l’adorano. “Una mente da uomo in un corpo da donna”, come la definisce suo padre. Ma nella Rimini del Trecento per una donna la reputazione è tutto: una donna non deve mai mostrare le proprie emozioni e avere un portamento aggraziato. Ma soprattutto ‘occhi bassi e testa alta’. Padrona in casa ma obbediente agli uomini di casa. Francesca è bella e appassionata. E non ci sta. Gianciotto è claudicante e freddo. E la vuole per sé. Paolo è affascinante e sicuro di sé. Ma si abbandona al fremito che lei gli procura. Un triangolo amoroso nel quale ciascuno lotta per non soccombere alla passione. Grazie a Dante, Francesca diventa un personaggio che incuriosisce, stupisce. Manuela Raffa la trasforma in una donna vera, concreta, e non solo simbolo dell’amore proibito e scandaloso. Ma Francesca non è propriamente un romanzo storico: a causa dell’insufficienza di fonti storiche, l’autrice ha dovuto completare la ricostruzione biografica con elementi di fantasia. Eppure, nonostante il fascino che Francesca e la sua storia esercita, il vero protagonista di questo romanzo è l’amore. L’”Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende”, come l’amore che acceca di passione e di gelosia. Capace di tirare fuori il meglio e il peggio di noi.



 

 

 

 
 
 
 

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