Francesco De Gregori – Il sovversivo della forma da Alice a Buffalo Bill

Francesco De Gregori – Il sovversivo della forma da Alice a Buffalo Bill

Alice, Generale, Buonanotte fiorellino, Buffalo Bill, Pablo: questi e moltissimi altri titoli e personaggi dalla discografia di Francesco De Gregori sono entrati nel canone della canzone d’autore italiana. Classici senza tempo, che ogni volta che si ascoltano su disco o dal vivo ci trasmettono qualcosa di nuovo. Vuoi per l’età, vuoi per la diversa sensibilità che muta nel tempo e nello spazio, le poesie di De Gregori colpiscono in modo multiforme il nostro immaginario. Ma perché il cantautore romano è diventato un classico? Partito insieme all’amico Antonello Venditti con Theorius Campus nel 1972, si è ben presto incamminato su un sentiero personalissimo, fatto di narrazioni inconsuete, fuori dal tempo, che parlano di amori, di sconfitte, di poveri e di visionari senza mai spiegare cosa in realtà sia narrato nel testo. Le sue canzoni sono dei classici proprio per questo motivo: cercano di mimetizzarsi dietro ai testi e alle note senza dire troppo, restando lì, appese a pochi minuti di sporadica e cristallina bellezza, costruita con l’aiuto di pochi strumenti (molte volte anche solo voce e chitarra) e nulla più. Ma è solo questo il segreto della sua longevità?

“Più che un libro su Francesco De Gregori, è un libro su quello che […] ha significato (e significa) per la canzone italiana e la canzone d’autore in modo particolare”. Così Bonanno nell’introduzione all’agile saggio di poco meno di cento pagine, che analizza in particolare i primi quattro album del cantautore, alieno dall’infatuazione per gli chansonniers francesi di De André e più vicino alla poetica rock di Bob Dylan o alle oscurità blues di Leonard Cohen. De Gregori esplode negli anni di piombo, utilizzando la parola in modo nuovo, resta fuori dalla politica e nel contempo con le sue poesie in certi punti è più politico di chi nei testi usava esplicitamente la protesta o l’analisi sociale con denunce e proclami. L’avventura degli anni Settanta non viene analizzata secondo canoni analitici usuali, bensì attraverso “un’ossatura duttile, divagazioni, libere associazioni, ripescaggi, recuperi, dichiarazioni, suggerimenti, rapsodie, tutte ispirate al periodare poetico-sovversivo del primo De Gregori”. Il libro è quindi un omaggio al cantautore romano riletto con gli occhiali dell’analisi personale e accorata dei testi (vedi ad esempio gli approfondimenti su classici come Alice, Pezzi di vetro o Rimmel) utilizzando interviste da amici e sodali, pezzi di critica musicale più o meno recenti e ispirandosi alle lezioni di Roberto Vecchioni impartite al DAMS di Torino nel 2002-2003. Un viaggio personale che ci aiuta a capire meglio la prima produzione di De Gregori.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER