Francesco, un’altra storia

Francesco, un’altra storia

La tavola conservata nella Cappella Bardi della Chiesa di Santa Croce a Firenze e realizzata da un maestro del quale nulla si sa, è una delle rappresentazioni più complete della vita di Francesco d’Assisi che siano giunte fino a noi. San Bonaventura, divenuto generale dell’Ordine nel 1257, nel 1266 emana l’ordine di distruggere tutte le biografie del Santo conservate nei vari Conventi e che solo la propria Leggenda maggiore fosse considerata la biografia ufficiale del santo. L’ordine aveva lo scopo di sedare i pesanti dissidi in corso tra la parte di seguaci di Francesco desiderosi di seguire alla lettera la Regola e il Testamento, oltre che l’esempio di vita che il santo aveva dato loro – detti Zelanti – e i Conventuali, la parte di religiosi che invece, in considerazione dell’accresciuto numero di persone desiderose di seguire il precetto di Francesco, ritenevano impraticabile il rigore iniziale e preferirono dedicarsi alla vita monastica finanziata dalle donazioni, piuttosto che al lavoro e alla povertà assoluta. L’affermarsi della Leggenda maggiore decreta la sconfitta dei primi e sua conseguenza è stato il rogo di tutte le vite del Santo scritte in precedenza, una delle quali, la Vita Prima di Tommaso Celano è, secondo Chiara Frugoni, il testo che ha ispirato l’anonimo autore del grande affresco della cappella Bardi oltre che, forse, una testimonianza più unica che rara della vita del santo basata sulle testimonianze che i suoi primi confratelli tramandavano. La pala rappresenta Francesco in piedi e benedicente nel riquadro centrale e sulla sua testa vi sono due angeli divisi da un cartiglio che recita: “Hunc exhaudite perhibintem dogmata vitae”. Ai lati e in basso sono disposte venti scene che rappresentano la vita del santo. Finora, la data di esecuzione dell’opera era stata fissata dalla studiosa americana Judith Stein tra il 1247 e il 1254, e che essa fosse stata ispirata dal Trattato dei miracoli oltre che dall’opera di Tommaso Celano. Chiara Frugoni analizza l’opera a partire dall’iscrizione latina del cartiglio, con la sua espressione “dogmata vitae”, presente in un commento del Venerabile Beda alla seconda lettera di Pietro riportato nella Glossa ordinaria che è un invito ad ascoltare la vita di Francesco narrata dai suoi confratelli, cosa che secondo l’autrice ha il chiaro intento di considerare la vita del santo prima ancora che i suoi miracoli. La pala rappresenta visivamente la testimonianza lasciata dai confratelli di Francesco ed è costruita esattamente come le narrazioni che gli apostoli fecero del Cristo, con solo i quattro riquadri posti alla base del dipinto che si riferiscono ai miracoli, mentre i rimanenti sedici ne narrano episodi di vita. Chiara Frugoni in Francesco, un’altra storia si concentra sulla datazione dell’opera, che intende dimostrare essere del 1243, contrariamente a quanto finora ritenuto e sulla sua riconducibilità alla sola Vita prima

Chiara Frugoni è una rigorosa studiosa che ha dedicato il nucleo più importante dei propri studi alle ricerche su Francesco d’Assisi, prestando particolare attenzione alla dicotomia tra la visione agiografica delle biografie accreditate dalla Chiesa nei secoli e la tradizione orale che ha avuto molte più difficoltà ad essere tramandata ma ha comunque resistito a fianco delle versioni ufficiali, anche grazie alle molte opere di maestri anonimi che illustrano pareti di chiese e conventi della Toscana e dell’Umbria. Se per Bonaventura è stato facile far dare alle fiamme i libri nei monasteri, non altrettanto lo è stato dare la caccia alle opere pittoriche. Sono opere come quelle della Cappella Bardi in santa Croce che presentano il santo non in maniera cristologica ma come un modello di rigore ascetico, un uomo del quale vanno seguiti gli esempi di vita. L’autrice, classe 1940, è una donna che ha dovuto conquistarsi la propria erudizione senza pari lottando contro pregiudizi e spesso perdendo, come quando suo padre, che durante il ventennio vi aveva insegnato, scrisse al Direttore della Scuola Normale per impedire che la figlia vi fosse ammessa. Ebbe la propria rivincita quando laureatasi a Roma vinse una borsa di perfezionamento nella prestigiosa Scuola. Figlia di Arsenio Frugoni, un insigne medievalista la cui ultima parte di vita ha coinciso con una delle pagine più oscure della storia italiana, quella della Repubblica di Salò, Chiara Frugoni ha di recente dichiarato che le suore che l’hanno educata da bambina sono state la fonte del suo ateismo; ha insegnato per quarant’anni negli atenei di Pisa, Roma e Parigi ed è arrivata agli onori delle cronache per una scoperta sensazionale da lei fatta sugli affreschi di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi. La professoressa, che è la più accreditata studiosa di Francesco e dell’iconologia francescana, ha infatti scovato un demone con tanto di coda e corna scolpito in una nuvola del dipinto e ancora ci si interroga su quale sia stato l’intento di Giotto nel dipingerlo. Il breve testo Francesco, un’altra storia, corredato delle bellissime immagini dei dipinti che analizza, è un ulteriore capitolo della storia dell’uomo Francesco che Chiara Frugoni si sta dedicando da una vita a riscrivere, ricostruire, contestualizzare. Un testo interessante la cui lettura ispira il desiderio di documentarsi, approfondire e conoscere meglio la vita di un uomo del quale finora il grande pubblico ha conosciuto poco più che la Leggenda agiografica.



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